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Può un Paese correre su una sola gamba?

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Domenica, 05 Luglio 2015

Cè chi dice che il governo di Matteo Renzi sarà ricordato dai posteri per la sua forza riformatrice che non riforma. I tentativi in effetti sono stati, sono e – se l’esecutivo dovesse durare fino al 2018 come il premier si affanna a ripetere – saranno tanti. Anche se all’interno e fuori del Parlamento ci sono state, ci sono e ci saranno forze disposte a tutto (compreso il tafazzismo) pur di nuocere alla traballante maggioranza. Sia quel che sia, col senno di poi, se potessi scegliere oggi una sola cosa che andava fatta in assoluto e per prima di ogni altra per rimettere in carreggiata questo vituperato Paese, è – a mio modestissimo parere – senz’ombra di dubbio alcuno, la riforma fiscale di cui non si è visto un cenno, un moto, un’aspirazione che andasse nella direzione di imporre ora e per sempre un livello di tassazione finalmente equo e giusto.

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I numeri indicano
che in Italia c’è un’ampia
area di parassitismo diffuso
che non viene avversato
in alcun modo

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Eppure, quello del procacciamento delle risorse è in assoluto “il” problema dei problemi, e i numeri indicano che in Italia c’è un’ampia area di parassitismo diffuso che non viene avversato in alcun modo. È quanto si evince dal bilancio del sistema previdenziale italiano stilato da Itinerari previdenziali, il quale indica come macro-dato che solo metà degli italiani (31 milioni) paga almeno un euro di tasse all’anno, mentre il resto vivrebbe – grosso modo – a sbafo. Ma vi rendete conto di che voragine stiamo parlando? È come se pretendessimo di correre su una gamba sola…
Sapete cosa dice inoltre il corposo rapporto prodotto dal comitato tecnico scientifico? Che il quadro contabile è in notevole peggioramento, visto che solo il 4% dei contribuenti paga il 32,6% dell’Irpef, mentre ben 10 milioni di italiani versano una media di 55 euro all’anno (!). E che le gestioni che concorrono maggiormente alla formazione del deficit sono quella dei dipendenti pubblici (23,76 milioni di disavanzo), quella degli ex Ferrovie dello Stato (4,150 milioni) e dei lavoratori agricoli autonomi (6 milioni) nonché degli artigiani (3,2 milioni).
Il tutto mentre, come hanno fatto notare Alberto Brambilla e Paolo Novati, componenti del suddetto comitato, sul Corriere della Sera, nel nostro Paese sussiste una ricchezza diffusa (dalle case di proprietà passando per il numero di cellulari e di auto pro capite) che è doppia rispetto agli standard tedeschi. Come dire? Famiglie ricche, Stato povero. O meglio, una fascia di famiglie “molto” ricche (a insaputa del fisco, ovviamente) a fronte di un’ampia platea di famiglie più povere, anche perché si sobbarcano le tasse che dovrebbero invece essere pagate dai più fortunati. E lo Stato? Non fa quanto dovrebbe: far pagare il giusto fino all’ultimo euro a tutti. E ho il timore che ormai Renzi non abbia più tempo sufficiente prima del definitivo game over.

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