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Produrre di più, produrre meglio

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Domenica, 07 Ottobre 2012

La produttività? «È ancora più importante dello spread». Parola di Mario Monti. I dati che peraltro possono essere snocciolati a supporto di tale affermazione sono severi e vengono dritti dritti dallo Cnel, che nel suo recente rapporto ha denunciato come negli anni Duemila l’output per ora lavorata nel manifatturiero è ormai pari allo 0,4% contro il 5,2% degli Usa, l’1,8% della Germania e l’1,5% della Spagna. In definitiva, negli ultimi dieci anni abbiamo lasciato sul terreno il 20% della nostra competitività rispetto agli altri Paesi dell’area euro. Come dire: non siamo messi bene.

Mario Monti © GettyImages

Mario Monti

In queste settimane si sono accumulate le analisi sulle ragioni di cotanto disastro, che risultano spietate e di lenta soluzione. Almeno se lo si vorrà ancora dopo la terrificante tornata elettorale in calendario per la prossima primavera. Ma oltre all’analisi economica – Monti ha indicato nella modernizzazione delle relazioni industriali un’auspicabile chiave di volta – nella ricerca di una via di fuga dal torpore che attanaglia la nostra produttività potrebbe tornare utile la cronaca. Perché, se di ripartenza si potrà parlare per l’economia italiana, non si dovrà prescindere dal “come” produrre per uscire dalla crisi epocale che prostra le imprese. È necessario convincersi del fatto che non sia più neanche produttivamente accettabile il modus operandi di aziende come l’Ilva di Taranto, né che si arrivi al salvataggio di realtà come quelle dell’Alcoa e del Sulcis in Sardegna quando sono ormai decotte. Vogliamo parlare poi di una Fiat che continua a non azzeccare (c’è chi dice volutamente, e ormai vien da credergli) uno dopo l’altro i suoi presunti piani di sviluppo industriale in Italia, ostinandosi a proporre una gamma di prodotti non concorrenziali? Il prodotto, appunto. E per parlarne torniamo alla cronaca: secondo JP Morgan, il lancio dell’iPhone 5 potrebbe incrementare tra lo 0,25 e lo 0,5 il Pil Usa dell’ultimo trimestre 2012. Chi l’avrebbe detto che la commercializzazione di un unico modello di smartphone potesse migliorare i conti di un intero Paese... Vien da chiedersi a questo punto cosa si potrebbe fare in Italia se quella modesta spesa in ricerca e sviluppo, ferma nel 2010 all’1,26%, sfiorasse il 2,82% della Germania o il 3,87% della Finlandia. Ciò per dire che non è importante più solo “quanto” si lavora, ma anche “cosa” si produce. I mercati chiedono prodotti industriali innovativi e ad alto contenuto tecnologico, e quelli italiani – salvo le dovute, a volte eccellenti, eccezioni – in media non lo sono. L’Italia è al 42esimo posto del Global Competitiveness Report redatto dal World Economic Forum, dopo Panama, Porto Rico o Malesia. Leader nella competitività mondiale è risultata la Svizzera, grazie ad aziende come Novartis e Nestlé, al secondo posto Singapore, al 36esimo la Spagna. Forse è arrivato il momento di dare a vecchi problemi soluzioni nuove.

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