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Non stracciate l'Italia

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Venerdì, 07 Ottobre 2011
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Il momento è topico: se i nostri titoli di Stato dovessero diventare carta straccia, siamo fottuti. Non solo il governo, ma il Paese, i cittadini rischiano di vedere irrimediabilmente compromesso il proprio futuro, il nostro futuro. Non è più il tempo del “tanto pagano gli altri”, perché si è raschiato il fondo del barile, tant’è che il potere d’acquisto delle famiglie negli ultimi tre anni è stato decisamente limato dalla crisi, al pari dei loro risparmi. Dall’altra è dura a morire la convinzione tutta italica che il benessere debba essere trasmesso per via ereditaria, sommando a quelli vecchi anche nuovi privilegi. E invece, quella che Georges J. Danton chiamava “tirannia del privilegio” continua a imperare mentre bisognerebbe avere la forza e la capacità di dirsi con chiarezza come stanno effettivamente le cose, e cioè che alcune concessioni e benefici non sono più sostenibili dalle casse pubbliche, pena il default del Paese. C’è qualcuno oggi sano di mente che possa aspirare alla “grecizzazione” dell’Italia? Fatti salvi i soliti rapaci speculatori finanziari, a chi gioverebbe il collasso economico del Paese? Ebbene, se la risposta è quella più ovvia, occorre prendere delle decisioni dolorose, assumendosene la responsabilità politica di fronte ai cittadini. Non a caso parlo di responsabilità politica e non elettorale perché il dato certo è che chi è in Parlamento oggi deve dimenticare che tra due anni si andrà a votare, e il rischio è che nel 2013 il polo prevalente si trovi a governare un Paese allo stremo.
Ma non tutto è perduto, perché una via d’uscita per fortuna esiste e si riassume in due verbi: tagliare e crescere. Ovvero, tagliare la spesa improduttiva al fine di aumentare l’efficienza e di abbattere il debito, accelerando sulla vendita di parte del patrimonio pubblico e delle partecipazioni non strategiche, come abbiamo già accennato nell’editoriale del numero precedente. E poi la crescita deve diventare la parola d’ordine, quasi un’imposizione. Perché solo crescendo si potranno pagare i debiti e investire parte degli “utili” per abbattere le tasse, far fronte al costo del lavoro in aumento, sciogliere la burocrazia e restituire ossigeno alla categoria degli imprenditori. La sola – in questo momento storico – in grado di far crescere l’occupazione, spingendo così l’unica leva decisiva per il Paese e la vita delle persone che lo abitano.

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