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Meraviglioso e terribile sud

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Lunedì, 31 Maggio 2010

Venti milioni di persone, più di un terzo del territorio nazionale. È il Sud Italia, una terra piena di ricchezze tanto dal punto di vista del suolo, quanto paesaggistico e culturale. Una terra che è stata la culla della Magna Grecia e ha dato i natali a grandi scrittori, artisti e scienziati. Ma anche una terra bistrattata dagli italiani. I cui tesori non solo non vengono capitalizzati, in primis con il turismo, ma addirittura trascurati, se non dimenticati. Perché il Sud del nostro Paese è lasciato in balia di se stesso da oltre mezzo secolo? Perché lo Stato – e non facciamo distinzione tra i singoli governi che si sono succeduti nel corso di questi anni – non è mai stato in grado di valorizzare questo patrimonio? È vero che periodicamente sono stati dati incentivi alle aziende per aprire stabilimenti produttivi e filiali nel Meridione, ma che senso ha offrire questi vantaggi se le imprese, una volta insediatesi sul territorio, non possono operare secondo le leggi di mercato, se la malavita locale impone non solo i dipendenti e il “pizzo”, ma anche i tempi delle commesse? E di conseguenza, essendo il rischio più alto, se le banche offrono finanziamenti decisamente più onerosi che nel resto del Paese (in proposito ci piacerebbe comprendere meglio il progetto della banca per il Sud proposta dal ministro Tremonti)? E d’altra parte, anche lo sblocco dell’assegnazione dei 4 miliardi di euro (del cosiddetto Fas, Fondo aree sottoutilizzate) che l’attuale governo ha deliberato con urgenza per la regione Sicilia non appena si è palesato il rischio di un partito del Sud, non può essere una soluzione, perché vincola ancora una volta lo sviluppo di questa area ad aiuti esterni, mentre al contrario è necessario stimolare l’iniziativa della popolazione locale e la sua presa di coscienza della cattiva gestione e degli sprechi che ci sonstati finora.
Lo Stato da parte sua deve effettuare tutti i controlli utili a garantire l’assenza di pressioni illecite e criminali, ma anche assicurarsi che gli imprenditori lavorino nella legalità e senza eludere gli obblighi di adeguarsi alle normative, in primis sulla sicurezza nel lavoro.
Dopo sessant’anni anni di abbandono è il tempo per lo Stato di tornare a occuparsi di uno dei territori potenzialmente più ricchi del Paese e il primo passo da fare è senza possibili dubbi uno: garantire la sicurezza, perché non c’è futuro per il Sud senza sicurezza.

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