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Liberalizziamo

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Mercoledì, 14 Luglio 2010

L’Italia è di fronte a una delle prove più dure della sua storia. Altro che Tangentopoli!
Bisogna diffidare di chi sostiene che è un momento passeggero, che la crisi sta finendo, che la produzione industriale sale e metterà tutto a posto. Non è vero. È in arrivo una manovra da 25 miliardi di euro per rimettere in pari i conti pubblici. Speriamo che Tremonti dica la verità e che si colpiscano evasori, gli sprechi pubblici e le “cricche” di tutti i tipi e non i “diritti acquisiti”. Potrebbero andarci di mezzo dipendenti pubblici, pensionati, i giovani e i loro padri. E, questa volta non basterà vendere qualche palazzo pubblico (o promettere di farlo), contabilizzare l’incasso e sostenere che i conti sono in ordine perché l’Europa non è più tanto ben disposta verso chi dice di avere il portafoglio pieno e invece ha solo dei “pagherò”. Tutto questo rischia di portare a un calo dei consumi per contrastare il quale non basterà la strategia del sorriso, e a un aumento dell’inflazione importata dovuta all’aumento dei prezzi delle materie prime, gonfiate dalla speculazione in cerca di un rifugio per i propri soldi e dalla debolezza dell’euro. Non è disfattismo, è che la realtà bisogna guardarla bene in faccia per reagire. E bisogna anche dirsi meno bugie come quella di sostenere che “l’Italia è messa meglio della Grecia”. I mercati non la pensano affatto così, visto l’andamento della nostra borsa che è il luogo nel quale viene dato un prezzo alle nostre aziende.Io credo che se accanto ai tagli non viene messa in campo una robusta dose di liberalizzazioni il nostro Paese rischia di entrare in un lungo periodo di recessione. Liberare le energie delle persone che vogliono, hanno la forza, l’entusiasmo e la follia di reagire è l’unico modo per far sopportare a quelle stesse persone un periodo di gravi sacrifici. Purtroppo non si sta andando verso questa direzione. Il ministro della giustizia Alfano ha reintrodotto le tariffe minime per i professionisti invece di accorciare il tempo dei processi soprattutto civili. Il neo presidente del Piemonte Roberto Cota ha vietato l’apertura di nuovi centri commerciali per salvare i piccoli negozi di quartiere, che continueranno a chiudere se non gli si abbassano le tasse (sulle insegne, sulla luce, sull’occupazione del suolo pubblico,etc..) e la burocrazia. Due mosse sbagliate. Speriamo siano le ultime due.

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