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La politica delle occasioni perdute

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Lunedì, 05 Marzo 2018
© Pier Marco Tacca/Getty Images

Mentre scrivo divampano schermaglie e colpi bassi tra partiti e opposti schieramenti in vista delle elezioni politiche. E pur essendo consapevole del fatto che quando questo numero di Business People arriverà in edicola i giochi saranno già stati fatti, non posso esimermi dal parlare di Politica; non di quella che in questo momento passa il convento, bensì di quel che dovrebbe essere l’esercizio e l’amministrazione del bene comune.
Beninteso, non mi interessa sparlare o elogiare questo o quel politico, sarebbe inutile, né dire quello che – secondo me – chi ci rappresenta ai massimi livelli dovrebbe saper fare o meno (non è, almeno in questo momento, quel che mi preme). Mi interessa piuttosto dire che a ogni elezione, sia essa locale o nazionale, mi assale la sensazione sia ante ma soprattutto post, che ogni volta si perda una preziosa occasione per crescere. Come cittadini e come Paese. Sprechiamo l’opportunità per riflettere e interrogarci (e infine agire) su quali siano le cose veramente importanti per il nostro concetto di convivenza civile. Ammesso che oggi si abbia un concetto comune di convivenza civile, visto che – a ben considerare l’atteggiamento di elettori ed eletti – la mia impressione è che bisognerebbe piuttosto ritornare addirittura all’Abc dell’umanesimo, ovvero all’uomo, in quanto titolare di diritti e doveri nei confronti di se stesso, della propria comunità (intesa anche come famiglia) e dello Stato.
Ciascuno di noi è una maglia della grande rete e, in quanto una parte del tutto, ognuno di noi deve sentirsi chiamato a prendersi cura, nel suo piccolo, anche dell’insieme. Ecco, nel nostro quotidiano dovremmo farci tutti testimonial della buona Politica, quella non «asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi», una Politica che «non sia né serva né padrona, ma amica e collaboratrice; non paurosa o avventata, ma responsabile e quindi coraggiosa e prudente nello stesso tempo; che faccia crescere il coinvolgimento delle persone, la loro progressiva inclusione e partecipazione; che non lasci ai margini alcune categorie, che non saccheggi e inquini le risorse naturali. Una politica che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza». Belle e sensate parole che credo molti di noi, il sottoscritto in primis, avrebbe tanto voluto sentir proferire con convinzione da almeno uno dei leader politici di queste elezioni. E invece? Invece, a dirle è stato un laico (almeno della politica) come Papa Francesco. Chissà come mai…

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Anno XIII n 6 giugno 2018
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