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La giovane economia di Francesco

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Mercoledì, 05 Giugno 2019
Papa Francesco © Getty Images

Per provare a cambiare qualcosa, da qualche parte bisogna iniziare. Essenziale, anzi vitale, è avere cura di scegliere i giusti compagni di strada con cui condividere se non lo stesso pensiero, almeno le medesime aspirazioni. E personalmente ho trovato straordinario che un Papa di 82 anni suonati abbia preferito per l’evento “The Economy of Francesco”, che si terrà ad Assisi dal 26 al 28 marzo 2020, non i soliti maturi soloni, bensì una schiera di giovani economisti e imprenditori provenienti da tutto il mondo e appartenenti a ogni fede religiosa. Mi emoziona solo l’idea che dei quasi coetanei dei miei figli si confrontino e approfondiscano temi e sfide sui quali noi genitori siamo riusciti a metà, quando non abbiamo fallito clamorosamente. Il che – confessiamocelo – è accaduto, purtroppo, spesso. Mi sono detto: ci vuole coraggio, e non si può certo ancora una volta affermare che Francesco non ne abbia. 

Dalle anticipazioni ufficializzate, il dibattito sulla “new economy by Francesco” si muoverà lungo quattro verbi – Ri-animare, Ri-vedere, Rispondere, Riparare –, i quali ciascuno a suo modo testimoniano l’aspirazione a un’economia che dovrà: riconquistare un’anima, ovvero umanizzarsi; mettere in discussione i vecchi schemi; fare fronte alle esigenze nuove che il mondo ci impone; correggere i propri errori. Non è una sfida semplice, perché non si tratta di ragionare solo in termini di salvaguardia dell’ambiente e della dignità del lavoro come dimensione di realizzazione dell’individuo e di arricchimento della società, si tratta di cominciare a pensare in modo nuovo e – di conseguenza – di cominciare a produrre e a immaginare l’economia in modo diverso. Senza cadere nelle derive pauperistiche che abbiamo visto circolare negli ultimi anni, piuttosto che nel liberismo “senza se” e “senza ma” praticato da alcune potenze economiche, né nell’egoismo cieco di certe frange sovraniste.

A mio modo di vedere, da imprenditore “anziano”, l’imperativo categorico da cui qualsivoglia nuova economia non potrà più prescindere (pena la perenne deriva) dovrà essere la responsabilizzazione. Chiunque di noi – qualunque lavoro svolga e qualsiasi ruolo reciti – dovrà sempre più rendersi conto che tutto ciò che accade o non accade, lo si deve al suo coinvolgimento e interessamento, piuttosto che al suo disinteresse e disimpegno.

«Homo sum, humani nihil a me alienum puto» (Sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me), ebbe a scrivere quasi due secoli prima di Cristo, Terenzio in una sua commedia. Frase che, a mio parere, oggi potrebbe essere corretta così: «Sono un essere umano, niente di ciò che riguarda l’economia posso ormai ritenere estraneo alla mia vita».

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Anno XIV n 12 dicembre 2019
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