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L'esercizio della memoria

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Martedì, 29 Marzo 2022
© Photo by JOHN MACDOUGALL/AFP via Getty Images

Si potrebbero dire e commentare tante cose in un momento come quello che stiamo attraversando, dove ai timori per la pandemia si è aggiunta la minaccia di una guerra mondiale. Per di più, nucleare. In cui le immagini di ospedali e mascherine, sono state sostituite da quelle dei profughi in fuga, dei palazzi sventrati, delle armate in marcia, dei morti sul campo e tra le macerie. Impossibile stabilire adesso se, quando questo numero uscirà, la desolazione delle prime settimane di guerra in Ucraina sarà sostituita dalla speranza o avrà assunto – che Dio non voglia – dimensioni più allarmanti.

Eppure, credo che le nostre per quanto scalcagnate e imperfette democrazie abbiano il dovere di coltivare la speranza, di non farsi fagocitare dalla paura del peggio, di continuare a costruire un futuro più giusto e libero per tutti, non solo per gli ucraini ma anche per quel popolo russo che storicamente, per colpe ora di sovrani avidi ora di dittatori sanguinari, è stato sottratto alla comune matrice europea. So bene che tutto questo ha un prezzo, alquanto salato per le nostre economie e le imprese già in difficoltà. Ma come italiani sappiamo bene quanto ci siano sacrifici che non possono essere evitati, per salvaguardare il diritto all’autodeterminazione dei popoli così come degli individui.

Ecco perché credo che – dalla pandemia così come da questa guerra, si spera il più possibile breve e vittoriosa per l’indipendenza dell’Ucraina – l’imperativo categorico diventi uno e uno solo: non dimenticare. Non dovremo più dimenticare le dissolutezze che ci hanno condotto alla pandemia e all’aggressione dell’equilibrio naturale del Pianeta. Non dobbiamo dimenticare che la libertà è un bene da non dare mai più per scontato. Dobbiamo imparare a praticare nelle scuole, nelle famiglie, nelle aziende, nelle piazze e – soprattutto – in parlamento, l’esercizio della memoria. Dobbiamo imparare a praticare il ricordo di quanto è accaduto negli ultimi due anni e di quello che sta accadendo nel cuore dell’Europa. Perché l’aver dimenticato ciò che è accaduto 80 anni fa, l’essersi girati dall’altra parte per non vedere l’ingordigia di certi regimi (e non mi riferisco solo a quello russo) ci sta conducendo a mettere inesorabilmente a rischio la nostra stessa identità di continente tutto sommato democratico e libero.

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