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Incapaci di intendere e di volere

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Martedì, 04 Febbraio 2014

Se non vivessi nel Paese in cui vivo. Se non subissi la classe politica che subisco, unitamente alle sue leggi. Se la mia azienda non patisse per la crisi per cui patisce tutta la nazione. Sarei il più grande sostenitore della sovranità nazionale italica, nonché fautore del libero arbitrio tricolore. Ma, a vedere ciò che vedo e a sentire quanto sento, mi sto convincendo del fatto che siamo probabilmente un popolo non adulto, immaturo, non in grado di assumersi le responsabilità che le attuali congiunture impongono, incapace di individuare le proprie priorità sociali, culturali ed economiche, per poi tagliare il tagliabile, rami secchi e sprechi vari, cancellare leggi inutili e nocive, dandosi un assetto che gli consenta di sedersi ai tavoli dei consessi internazionali senza alcun complesso. E invece… Colpevoli, come siamo, di un debito pubblico stellare e di un’afasia politica che produce in parlamento una rappresentanza – nel migliore dei casi – di sostanziali mediocri e – nei peggiori – di mariuoli incompetenti, nessuno ci prende ormai più sul serio. E sinceramente, al punto in cui siamo, neanch’io lo farei, se avessi a che fare con dei partner di tal schiatta.

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Siamo probabilmente un popolo non adulto, immaturo, non in grado di assumersi le responsabilità che la congiuntura impone

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E allora? Allora, visto che per blandire un elettorato populista che si lascia abbindolare da disposizioni come la cancellazione dell’Imu – uscita a suon di fanfare dalla porta e rientrata dalla finestra raddoppiata se non triplicata –, visto che per preservare le rendite di posizione dei partiti politici nei gangli dell’amministrazione centrale dello Stato come nella gestione del territorio (dalle asl alle provincie) non si riescono a fare le riforme necessarie (Monti prima e Letta poi docent), comincio a pensare che sia il caso di finirla di agitarci inutilmente per evitare i richiami delle istituzioni europee, e di accettare di porci piuttosto sotto la loro tutela. Perché, dato che non siamo capaci di prendere le decisioni che vanno assunte, è forse meglio che qualcuno lo faccia per noi. Come si fa con i soggetti incapaci di intendere e di volere. Basta con i giochetti delle segreterie, delle correnti, dei dissidenti di comodo nonché delle opposizioni a prescindere, si scelgano tre o quattro obiettivi da raggiungere: interventi a sostegno delle imprese e del lavoro, tagli alla spesa pubblica, riforma fiscale e – finanche – la legge elettorale, e li si faccia perseguire e imporre dalle istituzioni europee per conto nostro. D’altra parte non propugniamo ora il modello spagnolo piuttosto che quello tedesco o francese? Ebbene, facciamoceli gestire da chi quei provvedimenti li ha già adottati con successo. Prevedo già le obiezioni che vorreste muovermi, tipo l’esperienza dei greci con la vampiresca troika, ma al contrario di loro noi siamo nelle condizioni – almeno al momento – di decidere dove intervenire.

Come comprendo l’avversione a consegnarsi in mani straniere piuttosto che il sospetto che niente ci assicura che gli europei possano fare esattamente i nostri interessi, ma non ve la sentireste di correre tale rischio a fronte della certezza dello stallo attuale? Fior di costituzionalisti continuano a esercitarsi nel tratteggiare articolati sistemi per individuare un modello politico europeo tra sovranità bilanciate e convergenti, a noi italiani basterebbe qualcuno che se ne assumesse consapevolmente e pienamente le responsabilità.

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