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Facciamo il botto!

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Venerdì, 06 Maggio 2016

«C’è qualcosa che non va in questo cielo». Mi unisco all’urlo di Vasco Rossi, guardando lo spettacolo quotidiano del nostro Paese. Sono più che mai convinto che stiamo sbagliando qualche passaggio essenziale. È come se, nel tentativo di uscire dal pantano, le nostre intenzioni andassero in una direzione e le nostre azioni in quella opposta. C’è qualcosa che non va, ma cosa? Siamo tutti – grosso modo – d’accordo su quali siano i problemi da risolvere, abbozziamo delle più o meno convincenti soluzioni, e poi le lasciamo disperdere nei mille rivoli dell’inedia, della politichetta da quattro soldi, della corruzione diventata ormai routinaria, delle incapacità di amministratori e amministrati che nell’esercizio della cosa pubblica si elevano a potenza diventando colpa collettiva. Come dire? Ci siamo infilati in un loop e non sappiamo come uscirne. E per riuscirci si sono rivelati inutili gli annunci di spending review fantasmagoriche in cui si punirebbero gli sprechi e valorizzerebbe l’oculatezza (sic ), di fondi immobiliari dei beni dello Stato che sono andati a fondo ancor prima di partire, di una presunta lotta alla burocrazia che è burocratica essa stessa, di riforme del lavoro piuttosto che degli ingranaggi costituzionali dal fiato corto, men che meno di palliativi circoscritti nel tempo e nello spazio: l’effetto Expo che aveva coinvolto solo la Lombardia sta scemando, mentre dell’effetto Giubileo non c’è traccia. Siamo paralizzati in percentuali di crescita dello zero-virgola-zero-qualcosa, e ci si dice che tra due anni le cose potrebbero (forse) andare meglio.

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Anche nelle situazioni

che sembrano senza uscita

c’è sempre una soluzione

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Ancora due anni? Ma noi non li abbiamo due anni… L’Italia è già, adesso, fuori tempo massimo! Continuando così rischiamo di dover scegliere tra una fine spaventosa e uno spavento senza fine. Ecco, ci serve uno spavento, uno shock, qualcosa che ci faccia deragliare dai binari usuali per farci scoprire orizzonti diversi. Bisogna spararla grossa, e più lo sarà, maggiori saranno le speranze di riuscita: occorre trovare un unico grande sasso da buttare in questo stagno in modo che si formino dei cerchi concentrici che si propaghino nell’acqua paludosa. E chi lo farà, si rassegni, ne subirà le conseguenze. Certamente negative. Perché tutto gioca contro: le elezioni sempre più vicine, che tendenzialmente impongono un rassicurante consenso, sullo sfondo di una classe politica sempre più litigiosa e autoreferenziale, un’Europa castrante a prescindere e un quadro internazionale di grande incertezza e violenza. Tuttavia, seppur tra luci e ombre, la storia dell’Inghilterra della signora Thatcher nonché della Germania del cancelliere Kohl dimostrano come anche per le situazioni che sembrano senza uscita, ci sia sempre una soluzione, forse anche più di una, solo che bisogna essere capaci di assumersene le responsabilità e di essere disposti a pagarne le conseguenze. C’è chi ha sperato e continua a sperare che tale fosse anche il destino dell’Italia di Renzi, ma francamente il botto non c’è stato. C’è ancora tempo? Probabilmente sì, ma bisogna immediatamente accendere la miccia.

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