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È tempo di tornare a vincere

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Lunedì, 11 Novembre 2019
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Fermo restando che, mentre andiamo in stampa, una cosa sola è certa, ed è che neanche questa Finanziaria giallo-rossa (l’ennesima, verrebbe da dire) sembra destinata a condizionare in modo espansivo il mondo del lavoro. Perché ancora una volta esso viene considerato una cosa avulsa (quasi contrapposta) dalle imprese: non so per quale inghippo mentale, in tanti continuino a credere che sostenere le imprese coincida con il penalizzare i lavoratori, e viceversa. E se state pensando al presunto cuneo fiscale da zero-virgola sbandierato ai quattro venti, bisogna avere il coraggio di ammettere che non è degno di un Paese serio, perché equivale ad affrontare un avversario armato di kalashnikov con uno stuzzicadenti…

Il problema è che tutto questo non sta solo distruggendo valore (economico), ma sta provando all’inverosimile la percezione che gli italiani hanno del lavoro e del futuro, loro e del Paese. Non lo dico solo perché ne ho una mera impressione personale: commentando una statistica dell’Osservatorio sul Capitale Sociale di Demos-Coop su la Repubblica , Luigi Ceccarini ha addirittura parlato di «Paese colpito dalla sindrome dei perdenti». Siamo talmente sfiduciati da ciò che ci aspetta, che abbiamo fatto l’abitudine al peggio, in economia come nella politica e – di conseguenza – anche nelle relazioni personali e affettive. E da che mondo è mondo, chi è convinto di essere un perdente, continuerà a perdere anche quando potrebbe provare a vincere; non a caso, secondo lo stesso sondaggio, una buona fetta della popolazione è persuasa che la sua situazione lavorativa personale potrebbe peggiorare a breve, solo che se ne preoccupa meno di quanto non avrebbe fatto prima, in quanto è ormai subentrata la routine.

Di conseguenza i margini di manovra si assottigliano, e coincidono nella stragrande maggioranza dei casi con quel paracadute sociale che in Italia sono da sempre le famiglie, perennemente messe alla prova da una realtà che diventa sempre più complessa e fosca. Temo che abbia ragione il premio Nobel John Maxwell Coetzee quando sostiene che «si fa l’abitudine a tutto, anche al continuo peggioramento di ciò che già era ai limiti della sopportazione». Così come temo che il nostro Paese abbia da tempo superato tale soglia, e che sia giunto il tempo di cominciare a guardare negli occhi la situazione, assumersi le responsabilità di agire per invertire la rotta e scrollarsi di dosso la dannazione che ci vede come i perenni negletti dell’Europa, quando abbiamo le capacità, la creatività, nonché la storia per vivere il tempo presente da protagonisti. Ecco, è questo ciò in cui oggi noi italiani dovremmo cominciare a credere fortemente… che è tempo di tornare a vincere…

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Anno XIV n 12 dicembre 2019
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