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Dare "credito" all'ingegno

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Lunedì, 31 Maggio 2010

La crisi è stata generata dall’idea che fosse possibile dare potere d’acquisto anche a chi non ne aveva. Per ottenere questo risultato sono stati costruiti strumenti finanziari ad hoc, volti a trasferire il rischio ad altre entità e ripartirlo a livello internazionale. Insomma la finanza si è permessa di staccarsi dalla realtà, provocando dei danni forse irreparabili.

Come porvi rimedio? In Italia il tessuto produttivo è formato da piccolissime, piccole e medie aziende. Alcune di queste sono sorte come indotto di grandi aziende. Altre no. Eppure quando si parla di supporto alle imprese si prendono in considerazione le realtà di maggiore dimensione. Che ne è delle altre? Come è possibile supportarle in questo momento difficile?

È necessario finirla con i balzelli e i tributi senza senso (Irap & C.), rivedere il costo del lavoro e la struttura del salario, rendendo più flessibile il mercato e superando la rigidità determinata dall’attuale modello di assunzione e licenziamento (come propone dalle pagine della rivista Pietro Ichino, ma non solo). È necessario sostenere le banche e “aiutarle” a capire che un mero indice non può essere l’unica discriminante nella decisione di concedere un finanziamento. Al contrario bisogna tenere conto della storia personale degli imprenditori, della loro azienda e dell’evoluzione del business. L’economia italiana poggia sull’ingegno, sulla capacità di osservare la realtà e di cogliere opportunità anche laddove non se ne intravedono. Del resto non disponiamo di molte materie prime, inoltre scarseggiamo di grandi industrie e abbiamo una politica spesso troppo distante. Non possiamo fare altro che ricorrere al cervello. La crisi chiede di ripensare valori e metodi. Non ci sono più scuse.

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