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Commercio, maneggiare con cura

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Giovedì, 06 Dicembre 2018

Da quando l’uomo ha intuito che con il baratto poteva procurarsi cibo e oggetti che altrimenti non sarebbe stato in grado di realizzare da sé, la condizione umana ha compiuto un salto evolutivo. A seguire è stata la volta del denaro, che ha dato allo scambio anche un’accezione speculativa. Da che mondo è mondo, sono stati i mercanti a scoprire i Paesi e le culture più sconosciute. È cosi il commercio ha finito con il saper rappresentare, molto meglio di altre attività umane, la società di cittadini-consumatori che siamo diventati. 

Per fare un esempio, a parte il fenomeno e-commerce, abbiamo scoperto che siamo disposti ad adottare mode e abitudini di altre culture, vedi il recente successo del Black Friday nostrano, addirittura trasformatosi in Black Week. Questo perché ci si è accorti che bisogna offrire al pubblico occasioni e ragioni per l’acquisto. Ormai non basta più avere un buon prodotto per vendere: in un contesto medio o luxury, la qualità è data per scontata. Per vendere bisogna saper anticipare le aspettative del cliente, dotarsi di Crm e big data, essere là dove va chi ha bisogno di acquistare: che può essere la via di una grande o piccola città, nelle gallerie di un centro commerciale, online e sui social. Oggi non si può essere retailer a metà, limitarsi al negozio fisico, seppur con tutti i crismi, senza avere un sito adeguato e la possibilità di vendere online: sarebbe come mettersi alla guida di un’auto con una mano sola...

Da quando Jeff Bezos e la sua Amazon hanno dimostrato che un altro modo di fare commercio è possibile, si è aperta una sfida planetaria (un ulteriore salto evolutivo) che il trade è stato costretto a raccogliere e, a volte suo malgrado, a subire. Oppure, come nel caso del gruppo Douglas – a cui dedichiamo la copertina di questo numero – a trarre da tale confronto l’occasione per migliorare la propria capacità competitiva. Questo perché sono finiti i tempi in cui ci si improvvisava per ripiego commercianti, vendere è diventata un’attività complessa. Solo per professionisti dai nervi saldi.

Il commercio è ormai un settore multistrato ed estremamente mutevole, in un equilibrio così precario che rischia di subire una pesante battuta d’arresto, se passasse veramente la proposta di chiusura domenicale dei negozi. Perché quella che sembra essere sulla carta una condivisibile preoccupazione umana e sociale, promette di lasciare sul terreno troppi morti e feriti. Stiamo parlando di un comparto da maneggiare con estrema cura, soprattutto in una fase in cui troppi negozi serrano definitivamente le saracinesche, mandando in fumo risorse e preziosi posti di lavoro.

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LA RIVISTA
Anno XIII n 12 dicembre 2018
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