BusinessPeople

Chi fa da sé, fa per tre

Torna a L'editoriale
Mercoledì, 01 Giugno 2022
Foto di Steve Buissinne da Pixabay

Com’è che diceva quel proverbio tanto caro ai nostri nonni? «Chi fa da sé, fa per tre». Filosofia spicciola, terra-terra, una saggezza che tradisce un senso autarchico e individualista, ma rende bene le origini delle difficoltà in cui il sistema produttivo e, quindi l’economia stessa – non solo del nostro Paese ma dell’intero Occidente – sta affrontando in questa nostra travagliata epoca.

Già, perché gli effetti della pandemia e i ricatti della guerra in Ucraina hanno posto sul tavolo un’amara verità: demandare ad altri il flusso di commodity essenziali come l’energia, la componentistica elettronica così come le materie prime, ci pone nelle condizioni di dover dipendere dall’intemperanze e dalle contingenze altrui; Paesi, governi, multinazionali o baldi dittatori che siano.
La globalizzazione mostra così tutte le sue inevitabili lacune, quel che si dice il rovescio – drammatico – della medaglia. E per Paesi come l’Italia sono dolori. Basti vedere i viaggi della speranza che i nostri governanti sono costretti a fare per procacciare gas in giro per il mondo in vista dello stop delle forniture russe. E così come ci siamo mossi a livello europeo – seppur all’inizio in ordine sparso – per reperire i vaccini anti-Covid, per fortuna – con grande fatica e una certa confusione – stiamo piano piano cominciando a ragionare sul fatto che debba essere l’Europa unita a pensare a un grande piano per renderla meno ostaggio del fornitore di turno. Stiamo affrontando prove che, se sapremo coglierne il senso, potranno insegnarci (o forse obbligarci) ad assumerci una maggiore responsabilità a livello di sistema, sia esso Paese che Comunitario. Le diverse vulnerabilità delle singole nazioni, se affrontate insieme, possono contribuire a cementare un Continente che è certamente Vecchio, ma che ancora una volta sta dimostrando come permanga a livello globale la culla della – per quanto complicata, caotica e zoppicante – democrazia.

Dobbiamo abituarci a un nuovo modo di pensare e progettare la nostra economia, imparando ad approfittare di ciò che abbiamo (giacimenti di gas compresi), abituandoci a stringere relazioni sempre più costruttive con altri Paesi e aree (Mediaterraneo in primis), promuovendo la nascita di imprese tecnologiche destinate a supportare le esigenze produttive dei vari settori (la penuria di chip e batterie docet). Questo perché troppo spesso è accaduto che ci siamo fermati di fronte alle opposizioni mosse dalla sacrosanta salvaguardia dell’ambiente, rinunciando a risorse preziose per l’autonomia energetica del nostro Paese, solo perché non siamo stati abbastanza bravi da cercare nuove vie per conciliare economia ed ecologia. Oggi abbiamo a disposizione una tecnologia che ha del miracoloso. Approfittiamone! Armiamoci della consapevolezza della complessità, che è quanto le grandi aziende sono solite fare. Ecco, credo che sia giunto il tempo di diventare grandi, una nazione finalmente adulta.

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
Copyright © 2022 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media