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Chi fa da sé fa per tre

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Venerdì, 04 Dicembre 2020
Foto di Peggy und Marco Lachmann-Anke da Pixabay

«Chi fa da sé fa per tre, che il tempo passa e la morte si avvicina…» ripeteva sempre – in stretto dialetto calabrese – mia madre. Il che, detto in altro modo, equivarrebbe al più conosciuto: «Aiutati, che il ciel ti aiuta». Il mio non vuole essere un rigurgito autarchico, ma è una riflessione profonda e preoccupata che mi vede ogni giorno fremere alla vista dei rallentamenti del Recovery Found (per inciso, mentre scrivo, il nostro governo – al contrario degli altri – non ha ancora neanche inviato i piani di spesa all’UE) e a fronte di una situazione economica generale in profonda sofferenza. Intanto le attese si allungano, mentre le emergenze precipitano.

Allo stesso tempo, percepisco che da una parte siamo un Paese assetato di liquidità, che rischia di vedere parti importarti della propria produttività disseccarsi, e dall’altra – lo stesso Paese – ha racchiusi nelle banche enormi stoccaggi di liquidità. Per lo più immobile, che spesso non viene movimentata perché i risparmiatori (anche in virtù di un’impreparazione finanziaria di fondo e memori di certi scandali indecorosi) non amano il rischio. Come dire? Abbiamo all’interno dei nostri confini la soluzione al problema, ma nessuno osa associarli.

Sia detto a chiare lettere, non sto proponendo l’esproprio proletario dei risparmi degli italiani… Sto solo dicendo che il governo dovrebbe mettere in atto un grande progetto, in collaborazione con le banche, per convincere gli italiani a investire i propri risparmi nelle aziende del nostro Paese. Certo, per poter mettere in atto un piano simile si dovrebbe intervenire a livello della comunicazione finanziaria e su quello della sburocratizzazione delle competenze, così come bisognerebbe progettare un meccanismo di garanzia pubblico per garantire eventuali inadempienze. Probabilmente, se riuscissimo a riconoscere la grandezza reale di questo Paese, potremmo intravedere le potenzialità che lo aspettano nel momento in cui chi ci abita saprà rendersi conto che non possono essere sempre e solo gli altri a darsi da fare per risollevarne le sorti. Ma per realizzare ciò occorre avere coraggio e determinazione, la fiducia e la forza per gettare il cuore dietro l’ostacolo, affinché il domani sia migliore dell’oggi. Ed è forse questo proprio questo quel che soprattutto ci manca.

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LA RIVISTA
Anno XV n 12 dicembre 2020
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