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All'altezza dei propri desideri

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Mercoledì, 09 Marzo 2011

Chi di noi non vive ogni giorno lo scollamento tra ciò che desidera veramente e la vita che fa? Il rapporto 2010 del Censis dice che gli italiani hanno meno voglia di costruire, di crescere, di cercare una realizzazione. E che, anche se con «evidente fatica e alcune dolorose emarginazioni occupazionali, abbiamo tenuto il livello dei redditi e dei consumi». E individua la debolezza italiana nel fatto che «ogni giorno di più il desiderio diventa esangue, indebolito dall’appagamento derivante dalla soddisfazione di desideri covati per decenni (casa di proprietà, vacanze, etc) o indebolito dal primato dell’offerta di oggetti in realtà mai desiderati (con bambini obbligati a godere di giocattoli mai chiesti e adulti al sesto tipo di telefono cellulare). La strategia del rinforzo continuato dell’offerta è uno strumento invincibile nel non dare spazio ai desideri. Così all’inconscio manca la materia prima su cui lavorare, cioè il desiderio». Mentre il «tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società troppo appagata e appiattita».Insomma riconoscere che il desiderio è il fattore che muove il mercato, la cultura, i media, tutto. La fine del desiderio ha effetti devastanti non solo nell’economia, ma nella società. La recente riforma Gelmini dell’Università, al di là dei giudizi, ha provocato una protesta da parte degli studenti al grido: «Lo Stato ci dia una risposta» come se fosse lo Stato a dover soddisfare il loro desideri. L’appiattimento dei desideri, la fine della travolgente voglia di emergere, che ha fatto grande l’Italia nel secondo dopoguerra, si è trasformata, a causa di uno Stato troppo invadente, in un meschino giorno-per-giorno condito da qualche protesta. La massima aspirazione dei giovani che hanno protestato per le vie di Roma era quella di diventare ricercatori stabilizzati confermando che la massima aspirazione di un professore universitario è creare un altro professore universitario.
Il rapporto Censis va avanti: «Solo il desiderio non ci appiattisce, ci fa alzare lo sguardo, incontrare l’altro, ci dà lo slancio per vincere il cinismo». E ancora: «Il desiderio esprime quella volontà di significazione che oggi manca in tanti comportamenti. Occorre perciò sviluppare una mente immaginale, capace di innovare pensieri e richieste. E forse quel che dobbiamo desiderare è questo ritrovare una mente in opera, un riarmo mentale più che morale». Che altro aggiungere?
PS: convivere con persone che Desiderano... aiuta.

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