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La finanza al contrario

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Lunedì, 11 Novembre 2019
© iStock/olaser

Chiedere soldi per custodire i soldi. La butta sull'ironia l'Aduc, l'associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori per sintetizzare la decisione di Unicredit di applicare tassi negativi ai conti correnti superiori a 100 mila euro, a partire dal 2020, per compensare l'impatto dei tassi negativi della Bce. La soglia è stata poi alzata, dopo le polemiche, a 1 milione di euro, risparmiando tutta la clientela affluent e parte di quella del private banking.
Non dovrebbero stupire le reazioni all'annuncio della banca: i tassi negativi sono una novità nel nostro Paese, mentre sono già applicati in Svizzera, in Olanda e anche Germania. Ma per le banche tedesche e olandesi ricorrere a questa soluzione è in un certo senso giustificabile, visto che sia il Bund a dieci anni sia il corrispettivo olandese sono sottozero già da diverso tempo. In Italia, invece, il Btp viaggia attorno all'1%. Già, le obbligazioni: se prestiamo del denaro a qualcuno sotto forma di questi strumenti, corriamo il rischio che il nostro debitore non ci rimborsi alla scadenza. Ecco perché chiediamo per questo "prestito" una ricompensa, come del resto fanno le banche con noi, ed è questo che il tasso di interesse deve fare per tutta la durata dell’obbligazione. Quando investiamo in un Bund tedesco, invece, ci ritroviamo nella surreale situazione di pagare per poter prestare denaro alla Germania, che ci "ripaga" del favore con un tasso di interesse negativo: è insomma il mondo della finanza alla rovescia.
Ma cosa ci dicono i tassi negativi? La risposta ha provato a darla Luca Tobagi, direttore investimenti che lavora per un fondo americano, e che scrive una interessante rubrica rivolta agli investitori (T con zero ): «Tassi di interesse negativi», scrive Tobagi, «ci dicono che il futuro vale più del presente, perché (nella prospettiva del rischio umano) è ritenuto più sicuro. Ovviamente questo non ha senso». Ma c'è anche un'interpretazione più pessimista dei tassi negativi ed è molto pessimista: «Gli investitori sarebbero disposti a pagare per separarsi dal proprio denaro oggi, perché ritengono che il futuro sarà così fosco da giustificare la corresponsione di un premio non trascurabile, affinché una controparte auspicabilmente affidabile (il debitore) conceda loro il privilegio di conservare le risorse prestate fino al momento di rimborsargliele». Proviamo a tradurre: meglio perdere qualcosina oggi per mettere i soldi in un rifugio, che veder andare in fumo i propri investimenti domani quando l'incendio è già scoppiato.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 12 dicembre 2019
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