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La crisi del passaggio generazionale

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Martedì, 02 Aprile 2019
Passaggio-generazionale © iStock/RgStudio

Di nuova ricchezza l’Italia non ne produce più. E quella che c’è va spartita tra gli eredi. C’è un fortissimo nesso tra l’Italia che produce e l’industria tricolore del risparmio. E il collante è la famiglia, il rapporto tra i padri, che invecchiano, e i figli, che crescono o sono già cresciuti e aspettano il loro turno per entrare nella stanza dei bottoni. Lo dicono alcune percentuali. Il 99% delle imprese italiane sono pmi e generano il 79% dei posti di lavoro: sono le protagoniste della crescita e dello sviluppo del Paese attraverso, ad esempio, il successo dimostrato nel penetrare i mercati internazionali. Il nostro Paese, dice il Wto, è secondo dopo la Germania tra i principali attori del commercio internazionale. Bene, l’85% di queste pmi sono imprese familiari. E questo pone non pochi problemi.

Tra le principali criticità degli imprenditori, l’Osservatorio dell’Aipb – l’associazione italiana del private banking (i gestori che seguono i clienti con un patrimonio finanziario superiore a 500 mila euro) – ha indicato i passaggi generazionali, che sono ancora guidati da dinamiche psicologiche, più che dalla sostenibilità dell’impresa: emergono, infatti, ritardi nelle scelte legate alla successione, per lo più a causa delle difficoltà nella gestione emotiva legata al cambiamento. Molti imprenditori sostengono di averci pensato, ma di non aver posto in essere azioni concrete; e solo il 19% dei capitani d’impresa ha cominciato a trasferire il proprio patrimonio aziendale. La percentuale sale leggermente (26%) quando si parla invece di patrimonio finanziario: come dire, intanto cominciamo a riempirgli il conto in banca, ai figli; ci penseremo domani se e come dargli in mano l’azienda.

La fotografia fornita dall’Aipb è assai indicativa: il private banking italiano gestisce patrimoni per 800 miliardi di euro pari a 1/5 della ricchezza italiana e il 20% della clientela private è formata da imprenditori con un’età compresa tra 55 e 74 anni. Queste percentuali sono confermate da un’indagine analoga di Mediobanca, secondo cui il 62% degli imprenditori italiani non ha affrontato il passaggio generazionale (il 51% non lo ha ancora fatto per non rompere gli equilibri famigliari e il 41% perché non ha trovato competenze in famiglia). Ecco perché considerare il patrimonio e le aziende come fossero due mondi separati potrebbe essere un errore, per le banche, ma anche per l’imprenditore stesso: il destino del patrimonio delle famiglie – non solo la grana e il mattone, ma anche le aziende – interessa ai figli, ma anche a tutto il Paese.

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