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Il prezzo è giusto? Lo decidete voi

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Martedì, 05 Febbraio 2019
© iStock/demaerrev

Vi ricordate Ok, il prezzo è giusto!? Negli scorsi anni gli italiani, nella veste di risparmiatori o investitori, hanno vissuto qualcosa di simile per cercare di capire quale fosse il costo dei prodotti finanziari e dei servizi annessi. Dal 2019, però, la musica cambia: per la prima volta sapranno sul serio quanto costa affidare i propri risparmi alle banche o ai consulenti finanziari, senza tirare a indovinare, come facevano i concorrenti della trasmissione. È una storia che, per un certo verso, ricorda quella delle tariffe applicate ai servizi di telefonia. In entrambi i casi, il diavolo si nasconde nei dettagli. La direttiva europea MiFID 2, operativa dal 3 gennaio dello scorso anno, ha imposto a banche, a SGR e alle SIM di esplicitare tutti i costi dei loro servizi di investimento in valore assoluto e non solo in termini percentuali.
Sembra un’ovvietà, ma non lo è: la maggior parte delle ricerche ha dimostrato, infatti, che l’investitore “medio” – notoriamente a digiuno di finanza – comprende più facilmente valori monetari che percentuali. Piccole differenze dei costi, poi, espressi in percentuale, possono tradursi in grandi differenze in termini assoluti. Esempio: una commissione media dell’1% annuo su un patrimonio di 500 mila euro si traduce in una “parcella” annua di 5 mila euro. Per fare che? E qui si apre un romanzo, la cui trama è la seguente: se state guadagnando, parte dei rendimenti ottenuti se li trattiene la banca. Una quota la terrà per sé, l’altra sarà girata alla casa di gestione del prodotto. Se gli investimenti sono in rosso, perché i mercati sono andati male, pagate lo stesso i 5 mila euro. Molto spesso lo stratagemma della percentuale ha nascosto questi “dettagli”, ma i numeri assoluti dovrebbero togliere ogni dubbio. Da inizio anno, infatti, le banche stanno inviando i primi resoconti annuali e i clienti avranno il quadro completo degli oneri che stanno sostenendo con i loro intermediari finanziari.
L’investitore, quindi, sarà messo nella condizione di conoscere non solo il costo del singolo prodotto, ma anche la quota di questo costo destinata a remunerare il servizio di consulenza o di collocamento dei prodotti stessi. Questo spiega anche perché i prodotti di risparmio in Italia siano tra i più costosi in Europa (gli oneri complessivi possono arrivare a superare il 2% del patrimonio nel caso dei fondi bilanciati, flessibili e azionari): le case di investimento, secondo Bankitalia, in media retrocedono alle reti di collocamento circa il 70% delle commissioni attive percepite sui loro prodotti. Il costo dei prodotti caricato ai clienti incorpora, infatti, sia il compenso della gestione finanziaria sia la remunerazione della rete di vendita e l’assistenza alla clientela nelle scelte di allocazione della ricchezza, che fino a oggi è prevalentemente fornita (e remunerata) all’interno di questa attività. D’ora in poi tutti queste commissioni non saranno più nascoste dietro una sola percentuale: saprete tutto. E non ci saranno più scuse. Se il prezzo sia giusto o no, dovrete però stabilirlo voi.

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Anno XIV n 10 ottobre 2019
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