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Gabanelli, giù le mani dai nostri risparmi

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Mercoledì, 05 Giugno 2019
© iStock/Nikada

Passata l'ultima tornata elettorale delle europee, ormai la politica è orientata alla prossima legge finanziaria, che tiene banco ogni autunno. E viene da pensare: giù le mani dai nostri risparmi. Già, si è parlato di tutto e di più nella campagna elettorale degli scorsi mesi; si continuerà a farlo nei prossimi. Con una certezza: nessuno dirà di tagliare le tasse sui risparmi.

E sapete perché? Perché i nostri soldi in banca rappresentano «il nostro petrolio» e «se non lo sfruttiamo noi, il sistema si erode e alla fine lo sfrutteranno altri comprandosi le nostre banche». Le parole sono di Milena Gabanelli, in una puntata di qualche mese fa del suo Dataroom , uno dei vangeli dell'Italia in divisa "sovranista". La cifra che ha messo nel mirino Milena è questa: 1.371 miliardi di euro. Sono una montagna di soldi ferma sui conti correnti che gli italiani hanno paura di investire. Eppure quel «petrolio», se sfruttato a dovere, potrebbe rimettere in moto l'Italia, stando alla nostra evangelista, che auspica un «maggior raccordo tra la capacità di risparmio dei privati e l'economia reale, delle imprese e delle opere pubbliche». Come? Non con i PIR, che dopo il tocco "magico" del governo giallo-verde, che li ha obbligati a investire in pmi non quotate, sono diventati molto rischiosi per gli investitori al dettaglio, quasi invendibili.

Milena, da brava paternalista, propone una soluzione di Stato: coinvolgere la liquidità delle famiglie che potrebbero investire in obbligazioni a garanzia pubblica per realizzare un ampio programma di infrastrutture. La "garanzia" dello Stato dovrebbe aiutare le famiglie a superare le paure e spingerle a investire. Una proposta indigesta, per almeno due ragioni:

  1. Non è vero che tutto ciò che abbia il bollino "pubblico" sui mercati sia sinonimo di "sicuro", soprattutto se quel pubblico è l'Italia, Paese che ha lo stesso grado di affidabilità (tripla B) di Romania, Colombia e Russia; 
  2. Gli italiani hanno una scarsa educazione finanziaria, come risaputo, ma non sono stupidi e investono solo se conviene.

Ecco, tre domande a Milena: cosa ci guadagnano gli italiani a investire, se la tassazione sugli investimenti è schizzata negli ultimi anni al 26%? È giusto, poi, che solo i titoli di Stato possano contare su un'aliquota del 12,5%? E perché costruirsi una pensione integrativa, se poi lo Stato ce la tassa al 20%? Senza contare che paghiamo già molto per mantenere in piedi la baracca: la pressione fiscale nel nostro Paese supera il 42% del Pil. Se passa il "Gabanelli - pensiero", insomma, oltre a metà del vostro stipendio, che se ne va in tasse, imposte e contributi vari, lo Stato si prenderà anche una bella fetta dei soldi che avete messo in banca. Buona fortuna!

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Anno XIV n 6 giugno 2019
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