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Crack delle banche, è ora dei rimborsi

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Mercoledì, 09 Ottobre 2019
Crack delle banche ora dei rimborsi © Getty Images

Ci sono voluti quattro anni di attesa per vedere la parola fine all’odissea di oltre 300 mila risparmiatori rimasti coinvolti nei crack delle banche. E speriamo che sia lieto, il finale. Dallo scorso 22 agosto e per i successivi 180 giorni è possibile inoltrare alla Consap le domande per ottenere gli indennizzi degli investimenti in azioni e obbligazioni subordinate delle banche fallite tra il 2015 e il 2017. Per l’operazione sono stati stanziati 1,5 miliardi di euro, 525 milioni per ciascun anno dal 2019 al 2021. C’è tempo fino alla prossima primavera per presentare le domande.

Lo scorso 11 giugno è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 giugno il decreto del ministro dell’Economia del 10 maggio 2019, che stabilisce le modalità di accesso al Fondo indennizzo risparmiatori (Fir). Il provvedimento regola l’erogazione degli indennizzi a favore dei clienti danneggiati delle banche finite in risoluzione o in liquidazione coatta dopo il 16 novembre 2015 e prima del 2018. Tra queste, ricordiamo i quattro istituti regionali del Centro Italia (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruriae del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, Cassa di Risparmiodella Provincia di Chieti) e le due ex popolari venete (Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca) e le loro controllate. È una buona notizia, anche se si è scelto un doppio binario: non è detto che tutti riescano a ottenere indietro i soldi investiti. 

Il decreto, infatti, prevede il “ristoro” automatico solo a determinate condizioni: vale per le persone fisiche, gli imprenditori individuali, anche agricoli, coltivatori diretti, con patrimonio mobiliare di proprietà inferiore a 100 mila euro o con reddito complessivo imponibile ai fini Irpef inferiore a 35 mila euro nel 2018, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale, le microimprese con meno di 10 dipendenti e un fatturato annuo o un totale di bilancio annuo non superiori a 2 milioni. Per tutti gli altri che non rientrano in queste categorie, invece, è previsto un rimborso semiautomatico. Sarà la Consap a valutare, caso per caso, chi rimborsare e chi no. 

Bisogna registrarsi sul portale online fondoindennizzorisparmiatori.consap.it e presentare la domanda, allegando tutte le prove necessarie a dimostrare di avere subito una vendita scorretta di titoli senza rispettare le norme del Tuf. L’indennizzo, in entrambi i casi, è pari al 30% del costo di acquisto delle azioni, inclusi gli oneri fiscali, entro il limite massimo complessivo di 100 mila euro. Per le obbligazioni subordinate, invece, si arriva al 95% del costo di acquisto, inclusi gli oneri fiscali, sempre entro il limite massimo complessivo di 100 mila euro per ciascun avente diritto.

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Anno XIV n 11 novembre 2019
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