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Venerdì, 03 Maggio 2019
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Gli italiani sono più bravi a risparmiare che a investire. È questa la conclusione cui è arrivata una recente indagine, condotta da Finer in collaborazione con Eurovita, presentata al Salone del Risparmio 2019, l’evento di settore organizzato come di consueto da Assogestioni, l’associazione delle SGR italiane ed estere che operano in Italia. Risparmiare, in questo caso, è sinonimo di “mettere i soldi da parte” e cioè tenerli fermi nei conti correnti. 

Per carità, spesso non è una cattiva idea: il reddito fisso, nell’area euro, rende ancora poco con i tassi al tappeto, senza contare che circa la quasi totalità delle asset class nel 2018 hanno registrato performance negative. Ma non sono giustificazioni: i mercati sono sempre volatili e, anzi, bisognerebbe approfittare delle fasi di calo per entrare e non per uscire. Ma tant’è. Dunque, perché gli italiani fanno fatica a compiere il passo successivo e cioè a investire? La ricerca la prende alla larga: ricorda che in Italia si vive bene, che siamo il quarto paese Ocse per longevità (le aspettative di vita superano gli 85 anni con una forte crescita negli ultimi 50 anni) e che si tende a vivere il presente e a non pensare al futuro: cronicamente sotto assicurati, per gli italiani la protezione dai rischi, ad esempio, è costituita dal possesso della casa (73% possessori prima casa) e, appunto, dai soldi sul conto corrente (oltre di 1.400 miliardi di euro).

Gli esperti però hanno individuato il “colpevole” di questo atteggiamento: l’offerta. «Banche e referenti per gli investimenti tradizionali si focalizzano ancora troppo sulla vendita del prodotto e non sulla proposta di soluzioni per i progetti di vita dei propri clienti», dicono, ricordando che «protezione e investimenti sono mercati guidati dall’offerta» ed è compito di quest’ultima, cioè «dell’industria del risparmio gestito, dei prodotti assicurativi e di chi li distribuisce, sensibilizzare i propri potenziali clienti a proteggersi dalle incognite del futuro e, soprattutto, a occuparsi di pianificare la propria successione», un tema che riguarda il 65% della ricchezza degli italiani. Protezione e passaggio generazionale costituiscono, quindi, un’opportunità per l’industria.

Imprenditori e manager, però, dovrebbero tenere gli occhi aperti: le direttive europee in vigore (per gli investimenti la MiFID II, entrata in vigore il 3 gennaio 2018, e per le polizze la IDD, dal 1° ottobre 2018) obbligano l’industria finanziaria a una maggiore trasparenza su prodotti, conflitti di interesse e costi. È su quest’ultimo punto che, nella veste di clienti, imprenditori e manager dovrebbero insistere e chiedere sempre se il prezzo pagato sia adeguato al servizio ricevuto. Nel caso, basta cambiare referente. Client first , dicono gli americani: a decidere sono sempre i clienti e non l’offerta. Non scordatelo.

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Anno XIV n 10 ottobre 2019
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