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Young Factor

Torna a Discanto
Mercoledì, 06 Dicembre 2017
Maneskin X Factor 2017 © Getty Images

Non so voi, ma se fossi giovane, chessò una ventenne o una Millennial, non sarei contenta di esserlo. E non pensate subito male, non è il solito meccanismo della volpe e l’uva; anche perché se lo fossi non potrei fare altrimenti, ma visto che non lo sono, e riesco a guardare con sano distacco e disincanto la loro poco invidiabile condizione, posso ammettere con convinzione che non li invidio affatto. E non trovo che siano immeritevoli della mia invidia per quello che sono quanto per quello che Noi – intesi come famiglia, scuola, comunità, società e Stato – li abbiamo fatti diventare.

Una ricerca di qualche mese fa, pubblicata dall’Accademia Nazionale delle Scienze, registrava infatti come il cosiddetto “effetto Flynn”, la crescita costante del quoziente intellettivo delle generazioni che si sono susseguite dagli anni ‘80, abbia subito una brusca battuta d’arresto. Anzi, si sarebbe addirittura invertito. Come mai? Vien da dire… Come la mettiamo con internet che ci fa conoscere tutto in tempo reale, tanto che basta allungare un dito su uno smartphone per collegarsi col mondo?

Internet e smartphone, appunto. Sgombriamo subito il campo, entrambi sono una mano santa a ogni età, solo che ventenni e trentenni (non tutti ovviamente, ma buona parte) ne stanno facendo un uso così smodato da demandare alla tecnologia funzioni intellettuali che in passato sono state svolte dal nostro cervello. Se si associa a questa supplenza tecnologica quella sociale, di contesti in cui il lavoro (ovvero occasioni in cui fare esperienza e assumersi responsabilità) è poco e precario, e in cui genitori (rei innanzitutto di non aver messo i figli in condizione di imparare a nuotare in un mondo imperfetto) al fine di lenire il senso di colpa continuano a pagare per loro consumi che non potrebbero altrimenti permettersi, il cerchio si chiude.

Per questo dico che non mi piacerebbe essere una ventenne o una Millennial: mai e poi mai avrei voluto avere come genitori la massima parte dei miei coetanei. Eppure, c’è un ma… E lo provo ogni volta che assisto a una puntata di X Factor . Perché ogni volta che vedo così tanti ragazzi mettersi in gioco, col rischio – nella maggior parte dei casi – di sbattere il muso contro i no dei giudici; ogni volta che sento il loro talento prendere forma e voce davanti alle telecamere, e chissà perché i concorrenti più bravi ed espressivi sono solitamente quelli che hanno una “storia” alle spalle (quest’anno peraltro si sono esibiti anche molti stranieri, due sono entrati ai live); ogni volta che nel loro piccolo ci fanno l’onore di mettersi a nudo, svelando il sogno di quello che vorrebbero diventare da grandi, io sento che – dopo tutto e malgrado tutto – l’Italia ha ancora una chance, e che questi ragazzi, rappresentano la perla più preziosa e importante che questo Paese non ha ancora saputo valorizzare. Lo ammetto: è probabilmente questa rilevanza, l’unica cosa che personalmente invidio loro. Robetta, comunque, non da poco.

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LA RIVISTA
Anno XII n 12 dicembre 2017
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