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Sud, laboratorio della nuova Italia?

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Lunedì, 11 Marzo 2019
Taormina-Sicilia © Pixabay

Ogni volta che qualcuno nato, cresciuto ed educato al Nord parla del Sud, chi al Sud invece ha emesso i suoi primi vagiti, mosso i primi passi e cominciato a compitare le tabelline, riconosce che costui non può capire di cosa stia veramente parlando. Non conosce quella sensazione di peso allo stomaco che tende a portare ogni idea o progetto a fondo, a causa dei tanti ostacoli di ordine politico, economico, strutturale e delinquenziale che persistono in queste regioni. Così, come ogni volta che uno del Sud parla di cosa si aspetta e pretende dallo Stato - e quindi da buona parte delle tasse che il Nord versa -, non c’è verso di far accettare a chi invece è cresciuto immerso nella disciplina del lavoro che il Sud debba continuare a essere considerato l’eterna area d’Italia bisognosa di aiuto.

Certo, esiste il prezioso e irrinunciabile principio di solidarietà, ma se un principio non ha un termine stabilito, gli andrebbe dato un altro nome. Assistenzialismo. E questo è diventato, grazie a politici prima di tutto locali e poi nazionali che non hanno saputo, e forse voluto, pensare un futuro per questa parte della Penisola che per cultura, risorse del territorio, bellezze, eccellenze e intelligenze non avrebbe nulla da invidiare a nessun’altra regione d’Europa per quanto industrializzata essa sia.

So già a cosa state pensando… E, allora, certe aziende gioiello del Sud? E, allora, certe furbizie e ruberie verificatesi al Nord? Sapete bene che non di questo si tratta. Ma di comprendere che per il Sud occorre esercitare un pensiero laterale, andare a capire – per esempio – perché tante aziende di queste regioni continuino a operare al limite della legalità, o con ampi sconfinamenti nell’illegalità, vedi lavoratori in nero o pagamenti Iva fantasma. Potendo scegliere, siamo certi che molti seguirebbero le regole. Ecco, appunto, le regole. Perché non andare a capire a quali regole sarebbe più opportuno derogare per un lasso di tempo (ragionevole) tale per cui il tessuto economico possa rimarginarsi e riprodursi autonomamente? Perché non valutare una fiscalità calmierata, una burocrazia più snella, salari proporzionati alla produttività e al reale costo della vita?

Ovviamente su tutto e su tutti, predisporre un organo di controllo efficiente e puntuale, che sappia valorizzare chi sa fare vera impresa e chi invece intende solo speculare sulla disperazione dei precari e dei senza lavoro. Perché, insomma, non trasformare il Sud in un laboratorio della Nuova Italia Possibile? Questo perché così com’è vero che c’è un Sud che nella cabina elettorale ha votato entusiasta per il reddito di cittadinanza, ce n’è anche un altro che preferirebbe di gran lunga non averne bisogno.

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Anno XIV n 9 settembre 2019
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