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Sostiene Visco

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Martedì, 15 Luglio 2014

Ci sono parole che vanno, altre che restano. Quelle in materia di impresa espresse dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in occasione dell’ultima assemblea ordinaria,appartengono alla seconda categoria.

Alcune considerazioni raccolte qua e là lungo la sua relazione affermano infatti che: c’è «il rischio che un ulteriore allungamento della durata della disoccupazione – e ve ne sono segni in particolare nel Mezzogiorno e tra i giovani – intacchi le abilità e competenze individuali e le allontani da quelle richieste dalle imprese»; «l’indebitamento elevato e la dipendenza dal credito bancario sono segnali di vulnerabilità finanziaria per le imprese italiane. Con quasi 1.300 miliardi di debiti finanziari e 1.600 di patrimonio netto, il complesso delle aziende italiane ha una leva del 44%; il credito bancario rappresenta il 64% dei debiti complessivi.Per l’area euro queste grandezze sono decisamente più basse, in media pari al 39 e al 46%».

Visco parla di banche proprietarie di quote d’imprese che non sempre contribuiscono ad adottare decisioni in linea con la salvaguardia delle stesse, di un livello di istruzione e di competenze inadeguato a supportare il nostro sistema produttivo, e fa corrispondere al buon funzionamento della P.a. l’efficacia stessa delle riforme in materia di corruzione, evasione fiscale e concorrenza dei mercati. L’inquilino di via Nazionale continua altresì dicendo che solo le imprese di grandi dimensioni hanno potuto permettersi di ricorrere almercato obbligazionario (40 miliardi, il doppio del 2012), mentre le pmi faticano a trovare credito, tant’è che nell’immediato Bankitalia dovrebbe varare misure per migliorare ulteriormente la situazione di liquidità delle banche e agevolare per tale via la concessione di credito a quest’ultima categoria. E ciò anche in considerazione del fatto che il Fondo centrale di garanzia nel 2013 ha consentito prestiti per 11 miliardi a fronte di 33 mila domande, ma le ultime modifiche ne hanno ampliato la platea di beneficiari, «minacciando una frammentazione degli interventi che rischia di ridurre l’efficacia di uno strumento il cui scopo deve rimanere quello di facilitare l’accesso al credito di imprese piccole e medie indebolite dalla recessione ma fondamentalmente sane».

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il governatore traccia un quadro del sistema economico in cui tutto è ancora possibile, a condizione che...

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Il quadro che emerge dalle parole del governatore è quello di un sistema economico in cui tutto è ancora possibile, a condizione che si interveng su più fronti facendo ognuno la propria parte all’insegna della trasparenza e nel rispetto dei rispettivi ruoli, e dove viene stigmatizzata la rigidità degli imprenditori ad aprirsi all’ingresso di nuovi soci e a reperire fondi direttamente sul mercato, piuttosto che le resistenze a investire direttamente nelle proprie aziende. Insomma, a dar credito al governatore, la via delle riforme e del cambio di rotta potrebbe essere già stata tracciata, solo che a questo punto bisognerebbe trovare chi è disposto a seguirla e a perseguirla nel tempo perché, sostiene Visco, «la crisi può essere per le nostre imprese l’occasione per attuare ed estendere quello che fino a oggi in molti casi ha tardato: un profondo rinnovamento del modo di produrre di fronte alla rivoluzione digitale in grado di generare nuove forme di impresa e di occupazione, in nuovi ambiti di attività». Il che, potrebbe voler dire, che alla fine non tutto il male sarebbe venuto per nuocere.

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