BusinessPeople

Quel pazzo di Mr. Feynman

Torna a Discanto
Mercoledì, 07 Giugno 2017

È fantastico scoprire come lo straordinario si nasconda a volte nell’ordinario. Casualmente, mi sono imbattuta nella citazione di un libro del 1985 dal titolo Sta scherzando, Mr. Feynman! . Sono andata a cercarlo, solo per pura curiosità, ed è stata una rivelazione. Mi sono trovata a leggere il libro di un pazzo, lui stesso diceva di essere tale, quanto meno un originale; in termini accademici era un fisico teorico statunitense vincitore del Nobel nel 1965, lui si definiva «Fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie, suonatore di bongo». Per dire: i suoi calcoli sono stati utilizzati da Stephen Hawking, e durante la seconda guerra mondiale collaborò, giovanissimo, con personaggi del calibro di Enrico Fermi e Albert Einstein. Leggendo delle strampalate vicende della vita da nerd amante degli scherzi e della manualità (con la stessa destrezza aggiustava complicati calcolatori e scassinava serrature…), a un certo punto è sorta in me una domanda: in un’azienda moderna, intenta a “efficientare” tempi e costi; in cui i manager si entusiasmano a parlare – per sentito dire – delle conquiste della Sillicon Valley in termini di smart job, smart mind, smart technology, smart life, Mr. Feynman sarebbe mai stato assunto? La risposta è stata, ovviamente, no. Il perché è presto detto, infatti, e lo scrive lui stesso: «Non so che cosa non va nella gente: non imparano capendo; imparano in altri modi, meccanicamente o giù di lì. Il loro sapere è così fragile!».

Ma in cosa consisterebbe il “sapere” a cui allude? Per certi versi lo si trova in un altro testo, pubblicato proprio di recente da Adelphi , in cui la figlia di Feynman ha riassunto i pensieri più memorabili del padre in sei punti essenziali: 1) Rifletti su un problema per capire se la tua risposta ha senso; 2) Sforzati di essere sempre diretto e sincero nel comunicare; 3) Mira a essere disponibile e gentile; 4) Renditi conto che la vita è un’avventura eccitante; 5) Lavora duro; 6) Mantieni sempre il senso dell’umorismo. Il che, ne converrete, è molto di più della mera teorizzazione dei due soliti mantra in voga tra il management contemporaneo, “empatia” e “resilienza”, spesso ridotti a santini da imbalsamare sull’altare dei buoni propositi aziendali. Come dire? Se si vuole innovare, costruire il futuro che si è immaginato per sé e per gli altri, non bisogna pretendere di avere tutto sotto il proprio controllo. Bisogna lavorare con e/o per persone che del proprio lavoro pensino ciò che lo scienziato Feynman pensava della scienza: «La cosa più interessante, per noi, è quella che non va secondo le previsioni», anche perché «i nostri maggiori progressi si devono a scienziati che non puntavano all’utilità ma al divertimento, alla curiosità, al desiderio di capire». In una parola bisogna “innamorarsi”, “appassionarsi” di ciò che si fa, se si vuole che il risultato delle nostre azioni sia migliore di quello altrui. Vi sembrano banali teorizzazioni new age?

Può darsi, ma la motivazione che Feynman sapeva dare ai suoi studenti, disponendo chiaramente e con entusiasmo quale fosse la meta della sua ricerca e le modalità per raggiungerla, lo hanno reso uno dei maggiori divulgatori del suo tempo. E fu proprio in virtù della collaborazione che seppe creare con i suoi colleghi e i suoi allievi che riuscì (applicando probabilmente le sei regole di cui sopra) a conseguire un premio Nobel. Quanti di noi, resilientemente empatici, possono dire di aver fatto altrettanto?

POST PRECEDENTE
POST SUCCESSIVO
LA RIVISTA
Anno XII n 12 dicembre 2017
Copyright © 2017 - DUESSE COMMUNICATION S.r.l. - Tutti i diritti riservati - Privacy Policy - Credits: Macro Web Media