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Più che una ripartenza, un nuovo viaggio

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Mercoledì, 02 Marzo 2022
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C’è chi dice che presto verrà il giorno in cui ci ritroveremo seduti intorno a un tavolo, insieme a collaboratori, amici o familiari, e – guardandoci negli occhi – potremo rimembrare insieme cosa e chi eravamo prima del marzo 2020, ovvero prima che la pandemia aggredisse le nostre vite. Allora potremo raccontarci cosa siamo diventati, mettendo un aggettivo a destra, aggiungendo un nome a manca, una virgola per riprendere il fiato e un punto per siglare un pensiero. Perché da che mondo è mondo, l’esigenza del tirare le somme è imprescindibile. Soprattutto dopo un dramma di portata globale come quello vissuto. Tale esercizio è utile per l’elaborazione del lutto: se un trauma o una perdita non vengono elaborati, li si rivive costantemente.

Dall’altra parte, poi c’è anche chi sostiene che intorno a quel tavolo non ci siederemo ancora a lungo, se non addirittura mai. Perché patiremo ancora per molto tempo delle conseguenze della pandemia: è un oneroso debito che salderemo – sottotraccia – per lunghi anni. Questa inconsapevole vedovanza per quel cha avrebbe potuto essere e non è stato, rischia però di minare insidiosamente la tenuta emotiva delle persone e la dinamica di realtà vitali come un’impresa o un’organizzazione, finanche di uno Stato. In circostanze simili, la ripartenza non può riprendere la strada da dove si era bruscamente interrotta, bensì costruirne una nuova di zecca, magari parallela, ma non la stessa che era stata tracciata sulle basi di una realtà che ormai non esiste più.

In breve, non si tratta di ripartire, bensì di intraprendere a tutti gli effetti un nuovo viaggio. Verso quali mete? Diversi sono i trend che vengono tracciati in questo inizio d’anno: si parla di un’economia digitale che deve diventare più “umana” ed empatica, e che sappia farsi carico in maniera efficace ed efficiente della salute delle persone; si suggeriscono alle imprese nuovi approcci nella gestione dell’Hr, per andare incontro a dipendenti che durante i mesi del lockdown hanno cambiato in tutto o in parte la percezione del lavoro e del proprio stare al mondo; si dice anche che la leadership aziendale abbia bisogno di figure più complete e inclusive, sia per quanto riguarda le proprie competenze sia nella gestione delle persone; si chiede che a governare le imprese e le loro associazioni maturino talenti capaci a loro volta di resistere a ogni deriva politica che possa vanificare la spinta green impressa alle singole produzioni nazionali. Perché se c’è una cosa che certamente il Covid-19 lascia in eredità a noi tutti è che ogni cura sottratta alla persona si ripercuote – presto o tardi – sull’intera società, procurando aggravi economici e sociali di gran lunga più profondi e rilevanti.

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Anno XVII n 11 novembre 2022
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