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Non raccontiamoci favole

Torna a Discanto
Lunedì, 10 Febbraio 2014

Sir Martin Sorrell sostiene che l’Italia è «una sirena stanca, seduta su uno scoglio ad aspettare». L’immagine riporta immediatamente alla mente la poetica opera dello scultore Edward Eriksen che saluta i marinai all’ingresso del porto di Copenaghen, ispirata alla celeberrima fiaba de La sirenetta di Hans Ch. Andersen. Ovviamente, il megacapo di Wpp non intendeva essere altrettanto lirico, avendo più fama di squalo che – potendo – le sirenette le sgranocchierebbe a colazione e a cena. Fuor di metafora però non si può non ammettere che Sorrell, obbedendo alla sua fama di orco, abbia avuto solo la decenza di ripetere davanti a un ministro come Emma Bonino, che a volte quando si trova in questi contesti ha l’aria di sentirsi un po’ Alice nel Paese delle meraviglie, di ripetere ad alta voce quanto l’universo mondo pensa del sistema Italia. Cioè, che siamo fermi al palo. E che da lì non ci si schioda. Hai voglia, quindi, di mettere a punto fior di piani simil “Destinazione Italia” se il Paese non molla gli ormeggi verso il mare aperto dello sviluppo e della crescita, di cui ancora all’orizzonte non si intravede alcunché. Per la semplice ragione che prima di venire a investire nel nostro Paese gli stranieri vorrebbero veder sorgere condizioni favorevoli per quelle aziende – le nostre – che operano già sul territorio. Condizioni generali che non solo sono congiunturali ma strutturali. Vedi un reddito pro-capite che dal 1994 ha continuato a diminuire e un sistema bancario e finanziario che non investe in un’ottica di sviluppo bensì di rendimento a breve scadenza. Non si può tacere degli indici di competitività e di produttività in picchiata, aggravati da un sistema che spende meno della media europea in Information Technology, l’unica variabile – insieme ai macchinari più evoluti – in grado di migliorare il rendimento: non è che gli italiani lavorino meno degli altri, ma lavorano meno bene, spesso a causa di processi produttivi superati, quindi meno efficienti.

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Siamo Pinocchietti che vivono nella patria di Cenerentola e fanno finta di nulla quando qualcuno grida che il re è nudo

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E sempre in materia di lavoro, non è che manchino le norme adatte, il fatto è che sono troppe e confuse, mentre sopra la nostra formazione universitaria ha posto una pietra tombale un recente rapporto McKinsey sostenendo che «educatori e imprenditori non stanno comunicando fra loro», mentre – è sempre McKinsey a parlare – bisognerebbe «incoraggiare gli educatori a insegnare quello che gli imprenditori chiedono». Parrebbe un ragionamento lapalissiano, che però – a quanto pare – da noi tanto lineare non è visti i tassi di disoccupazione dei giovani e la loro fuga verso altre sponde europee. Vogliamo parlare di fiscalità e di (in)certezza del diritto?
Altro che l’immagine di una nuova Italia paragonata al delfino, animale “robusto, agile, intelligente e gioioso”, vagheggiata dalla Bonino per mitigare l’effetto Sorrell. La verità è che, si spera consapevolmente (altrimenti saremmo degli assoluti incoscienti), continuiamo a raccontare favole: siamo dei Pinocchietti, che vivono nella patria di Cenerentola, e che fanno finta di nulla quando qualcuno si accorge e grida che il re è nudo.

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Anno XII n 12 dicembre 2017
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