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Non è questione di preferenze, ma di competenze

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Venerdì, 19 Luglio 2019
© Photo by Franco Origlia/Getty Images

Non so com’è, ma non capisco come mai a ogni tornata elettorale è convinzione dei più che sia necessario smantellare lo smantellabile per impelagarsi in infiniti iter con l’intento di rimettere mano a interi settori. Il risultato è che non durando le legislature abbastanza a lungo per mettere insieme qualcosa di sensato, promulgarlo e metterlo in pratica attraverso dei decreti attuativi chiari e tempestivi, alla fine si pasticcia su tutto. Interi settori entrano in una sorta di limbo dove non si capisce in che misura bisogna seguire la precedente prassi e in quale la nuova l’abbia sostituita: le norme non si armonizzano. Accade per la scuola, per la sanità, per il fisco, per le opere pubbliche, per il lavoro, per la corruzione, per la giustizia, per l’immigrazione, per le pensioni, e via discorrendo.

Ogniqualvolta un esecutivo promette (o sarebbe meglio dire “minaccia”) di voler proporre provvedimenti su queste materie – così come fa peraltro ogni dì l’attuale – ci sarebbe da urlare a squarcia gola «ma perché?». E questo non perché non sia possibile fare meglio – tutt’altro, verrebbe da dire – ma perché, per la legge di Murphy che affligge la politica italiana, se su un fronte è possibile peggiorare la situazione o ingarbugliare le carte, allora si può stare tranquilli che noi lo faremo. Siamo bravissimi in questo. Ricordate la figuraccia sul Terzo Settore? E i – chiamiamoli – “disservizi” sul decreto sicurezza? Vogliamo parlare del reddito di cittadinanza di cui ancora non si scorgono chiaramente i contorni (per non dire le coperture a media scadenza)? Ma così è, non ci si può fare molto. La ragione? Come rispondono i politici in un impeto auto-assolutorio: «Siamo stati votati dal popolo, e il popolo è sovrano». Il fatto è però che ormai – da tempo – non è più questione di preferenze, bensì di competenze. Si è ingigantito il disprezzo verso le élite pensanti, in un imbarbarimento indegno dei nostri tempi e di un Paese civile.

Quindi, ha la meglio chi meglio distrugge e disprezza l’avversario. E di solito a essere i più aggressivi sono proprio quelli con curricula farlocchi, poca o nessuna esperienza professionale, master inventati, cervelli portati all’ammasso di leggende metropolitane raccattate online, proprio perché loro sono quelli che hanno meno da perdere.

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Anno XIV n 8 agosto 2019
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