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Meglio il lavoro di cittadinanza

Torna a Discanto
Martedì, 08 Maggio 2018
Photo by Martin Miranda on Unsplash

Immaginatevi un mondo in cui gli ultrasessantenni non potranno permettersi non una crociera o le assolate vacanze in riviera, bensì di pagare i ticket sanitari o di comprare un paio di scarpe. Immaginatevi un Paese in cui galopperà la spesa per le pensioni a fronte della proporzionale diminuzione della forza lavoro giovane per di più impiegata in attività senza coperture contributive e poco remunerative (do you remember Gig Economy? ), e pertanto impossibilitata a creare e moltiplicare ricchezza e innovazione. Immaginatevi un Paese di vecchi dalla salute malferma, con una spesa sanitaria in salita e servizi decisamente in discesa, e di giovani soffocati all’interno di una società che da una parte li vizia e dall’altra ruba loro qualsiasi possibilità di maturità e di crescita personale e professionale.

Ebbene, il Paese a cui mi riferisco non dovete immaginarlo troppo perché ce l’avete davanti ai vostri occhi: è l’Italia, o meglio quello che è destinata a diventare (e in parte lo è già) negli anni a venire in base alle proiezioni degli ultimi dati economici. Già, perché in base alle recenti risultanze Istat si rileva come negli ultimi cinque anni i redditi dei pensionati siano cresciuti molto di più di quelli dei lavoratori dipendenti, mentre è peggiorata la situazione dei lavoratori autonomi ed è aumentato il divario con l’oligarchia che vive di rendita; la quale, per inciso, pare diventi sempre più ricca. Come dire? Non saremo in una situazione sudamericana, ma poco ci manca… Non a caso recentemente Il Sole 24 Ore  ha calcolato come negli ultimi 11 anni i redditi da lavoro siano aumentati dell’8,1%, mentre quelli da pensione del 31,6%. Con tutto ciò che ne consegue per i prossimi anni.

Non ci piove, dovrà essere la politica – e non certo quella che vagheggia redditi di cittadinanza e flax tax senza abbozzare uno straccio di possibile o eventuale copertura finanziaria – a dover farsi carico di uno squilibrio che rischia di essere esplosivo, facendo saltare il banco, con i cocci che cadranno sulle spalle di chi si troverà ad andare in pensione (ammesso che riesca a conquistare il diritto a percepirla) nei prossimi 20 anni. Ma prima ancora che si arrivi a una tale emergenza conclamata, c’è anche l’economia – e non certo quella che innova e modernizza sulle spalle altrui – a doversi confrontare con una disponibilità finanziaria che nelle generazioni più giovani andrà riducendosi, mentre i co.co.co. prima e i ragazzi della sharing economy poi diventati anziani potrebbero anche non potersi permettere il necessario. Con pesanti ricadute, se vogliamo essere prosaici, sulla capacità di acquisto e di consumo dell’intera società italiana.

Quindi? Quindi, la palla passa alle aziende. Dovranno essere loro a sforzarsi a dare maggiori chance – ma reali e non malpagate – a quei giovani che hanno ancora la voglia di vivere e – possibilmente – lavorare in un Paese che sembra essersi dimenticato di loro. Sono d’accordo con chi oggi vagheggia per loro piuttosto un lavoro di cittadinanza. Un lavoro che a loro dia dignità e al Paese un futuro.

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LA RIVISTA
Anno XIII n 8 agosto 2018
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