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Like e follower, non è tutto oro quel che luccica

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Venerdì, 13 Marzo 2020
mage by Alexander Bahena from Pixabay

Lo ammetto, e me ne assumo del tutto il rischio, quanto vado a dire potrà sembrare un discorso interessato, visto che la logica dei like e dei follower ha devastato e sta devastando l’editoria cartacea cui Business People appartiene, ma è anche vero che il mondo della comunicazione – commerciale e non – è vittima di un grande abbaglio, e si può dire che gli inserzionisti pubblicitari che in questi anni hanno disinvestito massicciamente sulla stampa e sui mezzi tradizionali per votarsi al digitale siano stati in tutto o in parte a dir poco raggirati.

La notizia, infatti, è da rivoluzione copernicana per chi ha costruito imperi sull’onda dell’influencer mania: in base a un esperimento condotto dal Strategic Communications Centre of Excellence della Nato, che da alcuni anni studia il fenomeno della manipolazione dolosa attraverso i social, ovvero il traffico di fake news nonché di like e follower online, risulta che con appena 300 euro di spesa sui social sia possibile ottenere 3.530 commenti, 25.750 like, 20 mila visualizzazioni e 5.100 follower. Come dire che, con un investimento di poche migliaia di euro, chiunque – sulla carta – potrebbe spacciarsi per una novella Chiara Ferragni, e pretendere da brand e aziende credulone fior di decine di migliaia se non centinaia di migliaia di euro per qualche foto su Facebook o una storia su Instagram. 

Ciò non vuol dire certo che tutto quello che succede sui social sia fuffa, ma è vero che bisogna considerare quanto di manipolato e di gonfiato ci sia tra i milioni di contatti sventolati a destra e a manca dalle neonate star del digitale. Perché questi comportamenti – che non possono neanche essere definiti scorretti perché oggi come oggi non esiste una regolamentazione sulle pratiche fraudolente perseguibili per legge (per dire, siamo ai livelli della maleducazione digitale e nulla più) – possono essere pesantemente compromettenti: sottraggono risorse a chi invece avrebbe più sostanza e titoli per meritarle, ingannano i partner commerciali sulla loro reale efficacia, senza parlare che in fatto di fake news, questi soggetti con poche risorse possono influenzare pesantemente l’opinione pubblica.

È vero, la tecnologia ha sopravanzato ogni previsione, e in molti casi si è trattato di rincorrerla per comprenderla prima ancora di regolamentarla, ma è anche vero che consumatori, aziende e finanche Stati, non possono continuare a essere presi per i fondelli impunemente. Ne va della dignità di chi opera senza barare, così come della credibilità stessa del web.

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Anno XV n 6 giugno 2020
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