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La lezione di un imprenditore da Nobel

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Giovedì, 06 Dicembre 2018
Paul Romer  © Getty Images

Paul Romer è l’economista statunitense (l’altro è stato William Nordhaus) che ha vinto quest’anno il premio Nobel per i suoi studi sulla crescita endogena e le ricerche sulle politiche che incoraggiano l’innovazione e la crescita a lungo termine. Insomma, è uno che – come si dice – è decisamente sul pezzo. Romer non è solo un esimio docente e ricercatore universitario, ma anche un imprenditore. Rappresenta insomma una di quelle rare eccezioni che vedono un soggetto nella duplice veste di osservatore (studioso di economia) e di osservato (parte attiva nella costruzione della stessa attraverso la propria azienda). 

Interessante risulta pertanto il suo punto di vista quando Arnold Kling e Nick Schulz lo hanno intervistato per il loro libro Economia 2.0: il software della crescita . Sollecitato dagli autori sulla sua esperienza da imprenditore e se questo ruolo in qualche modo avesse cambiato o affinato la sua visione di economista, il Nobel ha risposto decisamente di sì e «in molti modi sottili», approfondendo la rilevanza del “giusto incentivo”. «In un certo senso», rivela, «la mia esperienza da imprenditore ha rinforzato quello che già sapevo dall’economia, vale a dire che gli incentivi contano molto. La gente risponde a taluni incentivi e se si riesce a catturarli si possono ottenere risultati ottimi da tutti». 

A ogni azione corrisponde una reazione: è una legge fisica vigente anche in economia che in molti però sembrano troppo spesso sottovalutare. Invece, il Romer capitano d’azienda insiste: «L’elemento in più che ho imparato dal mio ingresso negli affari, credo, è che creare quelle strutture dettagliate che generano i giusti incentivi nelle persone è una cosa molto più sottile e complicata di quanto di solito suggerisca l’analisi economica. Per esempio, l’azienda nel suo complesso ha di fronte a sé l’incentivo del profitto. Si sa, o vendiamo o non vendiamo, o guadagniamo o non lo facciamo. Tuttavia, all’interno dell’organizzazione ci sono tutti quei piccoli incentivi che vanno creati per fare in modo che le persone lavorino insieme e, sapete, la gran parte dei lavoratori non viene pagata a pezzo prodotto e non partecipa ai profitti (…), tuttavia la costruzione di incentivi interni, il far sì che tutti lavorino nella giusta direzione, resta comunque un processo molto delicato».

L’economista-imprenditore-premio Nobel Romer sembrerebbe dire quindi che fino a quando i lavoratori non saranno in toto sostituiti dai robot, modulare la presenza di incentivi che vadano al di là e oltre lo stipendio o salario che sia, avrà un rilievo strategico. Gli uomini, i lavoratori, sono elementi variabili che mutano col variare delle condizioni. Nessun imprenditore o manager di buon senso può pensare di non tenerne conto, se vuole migliorare la produttività e i profitti della propria azienda. Pena l’irrilevanza.

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Anno XIV n 6 giugno 2019
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