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La discontinuità come scelta

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Martedì, 09 Giugno 2020
Foto di Christine Schmidt da Pixabay

Chi, durante il lockdown e l’inizio incerto della Fase 2, non ha letto o sentito ogni giorno almeno 4-5 ipotesi su come sarà il nostro futuro dopo la pandemia, alzi la mano. Se ci siete, sarete sicuramente delle eccezioni alla regola… Saremo migliori, saremo peggiori, chissà? Di certo, ci saremo ancora dopo che questa grande bolla in cui siamo immersi sarà scoppiata, tra aziende in smart working, timorose e timide per un’ulteriore possibile ricaduta, liquidità perduta, cassa integrazione che non arriva, stipendi decurtati, fallimenti prossimi e venturi. Allora ne vedremo delle belle; in senso figurato, ovviamente, visto che di bello ci sarà di sicuro ben poco o quasi nulla.

Su come saremo, non saprei dire, anche perché ho timore a proferire ad alta voce i pensieri negativi che si addensano nella mente, certa che con la negatività non si è mai fatto nulla di buono. Posso però immaginare come dovremmo essere adesso, nell’oggi, nell’istante presente, se si intende agire – positivamente – sul domani. E cioè cominciare a costruirlo e a immaginarlo. Senza negare le nostre paure e i nostri timori, che sono comprensibili e naturali. Foss’anche salutari. Ma di certo è necessario accogliere queste emozioni e comprenderne la radice e da essa ripartire. Perché la paura è da sempre cattiva consigliera, ci fa vedere la realtà in modo distorto, non ci fa vedere le porte che si aprono davanti a noi, ma solo gli anfratti in cui potremmo cadere.

Credo che per costruire un futuro differente bisogna cominciare da una presente diverso. Imponendoci ogni giorno un pensiero o un gesto inedito, nella direzione certa che ci ha insegnato questa catastrofe sanitaria: siamo tutti collegati, a ogni nostra azione corrisponde una conseguenza. Nulla cade nel vuoto. Ecco, credo che – in soldoni – dovremmo esercitarci ogni giorno nella pratica della discontinuità. Qualsiasi modus operandi, qualsiasi processo, qualsiasi progetto deve passare al vaglio della domanda: come avrei agito prima della pandemia? E se la decisione non include anche una consapevolezza – e un rispetto – della sorte comune, allora siamo di fronte a una scelta sbagliata. Un futuro diverso, un futuro migliore, non cade dal cielo, si costruisce giorno per giorno a forza di piccoli gesti. A colpi di discontinuità, appunto. E per farlo dobbiamo cominciare a immaginarcelo da subito.

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