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La creatività è un dovere costituzionale

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Mercoledì, 05 Giugno 2019
Photo by Kevin Jarrett on Unsplash

Se fino a non molti anni fa l’imperativo di una persona – diventata adulta – era di “trovare” lavoro, oggi è di “creare” lavoro, che sia il più originale possibile, in quanto espressione della propria unicità. L’alternativa: un lavoro subìto e meccanico, che conduce alla disoccupazione e all’alienazione, anche perché già adesso sono sempre di più le macchine a espletare tali mansioni in modo più veloce ed economico. Di recente avrò letto un paio di libri, seguito alcune conferenze e intrecciato non poche discussioni che partivano e si chiudevano con tali assunti.

Nella storia dell’umanità non è esistita una fase economica come quella attuale che imponesse a una platea tanto generalizzata (quasi universale) di individui a essere creativi, proattivi, empatici, tecnologici, specializzati e trasversali allo stesso tempo: anche nelle professioni da dipendenti non basta più eseguire le mansioni che qualcuno ti assegna, ma superarle, interpretarle col fine di farle evolvere per il bene comune.

Il problema è, però, che siamo figli di una fase culturale in cui nessuno ci ha insegnato – men che meno la scuola – come valorizzare e coltivare la nostra creatività e unicità. Ricordo sempre con un certo sconcerto che al liceo il voto peggiore che abbia preso sia stato per un compito in classe su Dante, perché mi ero spinta a interpretare – a mio modo – quanto detto dal Sommo Poeta: l’insegnate, di solito prodiga di apprezzamenti, mi apostrofò guardandomi negli occhi con smarrimento, «ma che ti è preso?».

Uscire dai binari non è ancora contemplato come un pregio, bensì come un’anomalia. Eppure, se si desidera passare veramente dalla fase del “cercare lavoro” a quella del “creare lavoro” gli schemi bisogna romperli, altrimenti continueremo a ripercorrere gli stessi sentieri e a ripetere i medesimi errori, ovvero azioni che erano giuste un tempo e che però hanno esaurito ogni spinta propulsiva. Se si vuole essere creativi, dunque, bisogna battere le strade più impraticabili e pensare le idee più impensabili, esercitando una sorta di distruzione creativa. George Bernard Shaw diceva che «l’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo, quello irragionevole insiste nel cercare di adattare il mondo a se stesso. Così il progresso dipende dagli uomini irragionevoli». È questa irragionevolezza che bisogna imparare a premiare e valorizzare, per riuscire a coglierne i frutti e scartare gli errori, che risultano altrettanto proficui se messi a valor comune. Per questo, quando dall’alto della sua autorevole posizione, lo scorso 1° maggio il Presidente Sergio Mattarella ha giustamente rilevato che «creare lavoro è un dovere costituzionale», mi sono chiesta: ottimo, ma a fronte di quali diritti? Perché chi cerca di fare impresa in Italia continua a essere bloccato e impedito da cavilli e burocrazie, costi e mancanza di competitività.

Se di dovere costituzionale si tratta, allora la Costituzione – anche in questo caso – è ancora ampiamente disattesa.

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Anno XIV n 6 giugno 2019
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