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L’Italia ha molto da guadagnare

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Venerdì, 29 Gennaio 2021
Foto di Paul Henri Degrande da Pixabay

Tutti i Paesi hanno da perdere, sia in termini economici sia di benessere generale di chi li abita, da politiche pubbliche e private che si traducono in un danno per la sostenibilità ambientale e sociale. E un Paese come il nostro, che ha un ingentissimo e invidiatissimo habitat naturale e paesaggistico, ha da rimetterci molto di più degli altri. E di rimando, l’Italia avrebbe e ha da guadagnare più di ogni altro se ne facesse il faro del proprio sviluppo nell’immediato futuro. Già, perché che la sostenibilità non sia più ormai una mera opzione, bensì un passaggio obbligato, se ne sono resi conto tutti. La differenza la farà il come questo obiettivo verrà perseguito: le priorità scelte, la mole degli investimenti spesi, i tempi di realizzazione stabiliti, i traguardi che si intendono tagliare, la profondità degli interventi posti in essere, la cultura che si saprà generare nel tessuto connettivo del Paese affinché le generazioni siano sempre più contagiate da questa ormai inevitabile consapevolezza.

In via istituzionale servono politiche drastiche e categoriche, in ambito industriale un’inversione dei processi produttivi, in seno alla scuola e alla cultura una formazione che induca e faccia maturare il senso di responsabilità e di visione di un Pianeta che – fin dalla profondità delle sue viscere alla sommità della sua atmosfera – è per intero la casa comune di tutti. Oggi servono decisioni che non si possano invertire e tradire domani, senza ottenere il biasimo nazionale e internazionale, quello del singolo consumatore come delle famiglie. Interventi che i politici politicanti, attaccati alle mutevoli promesse elettorali di questa o quella fazione, non possano vanificare a colpi di decreti o interventi cosiddetti emergenziali. Insomma, a livello nazionale e internazionale, non possiamo più permetterci che novelli Trump osino vanificare accordi faticosamente raggiunti come quello sul clima di Parigi, o che tassazioni ambientali non siano spese per la tutela dell’ambiente (in Italia solo l’1% di queste imposte è destinato alla protezione dell’ambiente…).

La politica non potrà e dovrà mai più azzardarsi a mettere in forse la giustezza di questa scelta, dovrà “solo” impegnarsi e lavorare sempre di più e meglio affinché i risultati vengano raggiunti nel minor tempo possibile, limitando gli sprechi e generando valore per le persone, le imprese e il Paese. Le imprese appunto. Dagli interventi che si leggono su questo numero di Business People  si evince come il cambio di rotta sia evidente e probabilmente irreversibile. La speranza è che se i consumatori continueranno a insistere nel pretendere prodotti a minor o nessun impatto sull’ambiente, venga proprio dal basso – dalle persone e dalle aziende – quell’imperativo categorico che cambierà in meglio le sorti del Pianeta. Disegnando così anche un futuro migliore per l’Italia, che proprio nel rispetto e nella valorizzazione delle sue bellezze potrebbe trovare quella spinta evolutiva che gli darebbe quella credibilità e affidabilità internazionale che spesso certe maldestre decisioni e incapacità dei governi le hanno affibbiato. E per riuscirci basterà fare molto poco, ma anche molto bene: credere e investire in modo convincente e creativo in un progetto di sviluppo economico sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale.

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Anno XIV n 5 maggio 2021
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