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L’Italia è migliore di quanto si pensi

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Venerdì, 04 Dicembre 2020
Foto di Thanks for your Like • donations welcome da Pixabay

Immersi come siamo nel turbinio pandemico, è difficile trovare il bandolo della matassa che dovremo sbrogliare quando cominceremo a intravedere la luce in fondo al tunnel. Allora, ci saranno imprese che dovranno chiudere per sempre il loro ciclo di vita, altre che dovranno iniziarne uno nuovo e, soprattutto, diverso. Altre ancora nasceranno. E chi dovrà cercare occasioni per competere sui mercati interno e internazionale, deve sapere che ha alle spalle un Paese, più dinamico, creativo e competitivo di quel che viene raccontato da certi media e istituti di ricerca internazionali, e migliore di quanto noi stessi siamo disposti ad ammettere.

È questo il senso di un interessante webinar organizzato da Wpp e The European House – Ambrosetti dedicato al ruolo della comunicazione per la società di domani. Gli esperti hanno, infatti, identificato oltre 600 indici e costruito un database dettagliato di 150 ranking globali per accorgersi che spesso e volentieri certe classifiche internazionali, che finiscono con l’avere un peso strategico nella comunicazione dell’immagine pro-business di un Paese, collocano l’Italia in posizioni ingiustificabilmente penalizzanti. Vedi l’Ease of Doing Business Index 2020  che dà alla Penisola il 58° posto, facendola precedere – per 48 posizioni! – dalla Macedonia che ha un pil procapite pari a un settimo del nostro (31.952 dollari). Vedi il Global Manifacturing Competitiveness Index 2016  di Deloitte, dove l’Italia si classifica al 28°, mentre la Thailandia si trova al 14°, con un pil procapite di circa quattro volte inferiore al nostro. Altro indice, altra perla: nel Global Peace Index 2019  siamo al 39°, indietro di 10 posti rispetto alla Polonia, che nel 2018 era stata richiamata dalla Commissione UE per aver adottato ben 13 leggi che hanno messo a rischio la democrazia. E si potrebbe continuare a lungo.

Se non fosse che c’è dell’altro. Ovvero – come scrivono i ricercatori Ambrosetti – l’Italia è anche tra le Nazioni con la più ampia differenza negativa tra l’immagine che gli abitanti hanno del loro Paese e quella, invece, percepita all’estero. In questa graduatoria si va da un massimo della Russia, con un valore pari a 40,8 relativamente alla differenza tra reputazione interna ed esterna, a un minimo del Brasile che fa registrare -12. Gli Usa sono a 23,3 e i cugini francesi a 2,6; mentre l’Italia è a -10,2. Infatti, la Penisola ha una reputazione esterna pari a 73,8, mentre l’interna è a 63,6. In Germania invece la prima è a quota 72,4, mentre la seconda a 80,4. Eppure, i motivi per essere orgogliosi del nostro Paese non mancherebbero. L’Italia è il 1° Paese in Europa per numero di pmi manifatturiere, è nella top-5 mondiale dei Paesi con surplus manifatturiero superiore ai 100 miliardi di dollari, ha la quota di riciclo più alta a livello europeo (79% contro una media del 38%), ha una ricchezza netta delle famiglie pari a 9.743 miliardi di euro (tra le più alte al mondo), è tra le destinazioni turistiche più cercate sul web. E si potrebbe continuare... Tutto questo per dire che in una fase in cui i progetti sembrano murati dietro la cortina della pandemia, occorre pensare che quando bisognerà rimettere in moto la nostra economia, non si ricomincerà da zero, ma da un grande e straordinario Paese, che rimane tale malgrado tutto e a dispetto di tutti. Anche dell’opinione che ce ne siamo fatti.

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Anno XIV n 5 maggio 2021
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