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Kevin Kelly e la svolta dei pixel

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Venerdì, 03 Novembre 2017
Kevin Kelly e la svolta dei pixel

Una mattina ti alzi, prendi il giornale (la Repubblica , nella fattispecie) e inizi a leggere un’intervista a uno che non conosci e che con la sua faccia bonariamente intelligente, sembrerebbe uno qualunque. Parla in occasione dell’uscita del suo ultimo libro (L’inevitabile ). Così scopri da subito che, a suo dire, «certe innovazioni sono inevitabili, e se anche volessimo fermarle non potremmo farlo» e che «l’unione fra la nostra realtà e quella fatta di pixel è la prossima grande svolta dopo quella dei social network», perché «soprattutto darà vita a una nuova forma di economia grazie alla discesa nel reale di beni virtuali».

A quel punto l’immaginazione comincia a vagare su cosa sarà, e l’intuizione si pone in allerta chiedendosi se quanto l’intervistato sostiene possa avere un fondo di verità o sia pura farneticazione. Fin quando non si spinge a sostenere che «l’errore è pensare al domani con la testa di oggi»… A quel punto decidi che se fossi un imprenditore o un manager ci sarebbe di che rimanere sgomenti. Ma non è che da semplice consumatrice la sensazione sia diversa.

Perché? Perché l’uomo ci sta dicendo in sostanza che dobbiamo smettere di immaginare il futuro attraverso gli schemi mentali attuali, visto che domani le parti che comporranno la realtà non saranno quelle di oggi. Che i prodotti saranno sempre più immateriali e lo stesso accadrà ai servizi, che diverranno virtuali. Ci dice che nessuno può considerare non solo il suo business al sicuro, anche nel breve periodo, ma che addirittura l’intero comparto in cui opera potrebbe sparire, e che la tecnologia non tiene conto di antipatie o simpatie, perché è anche in grado di evolversi da sé, al netto delle predisposizioni personali di chi dovrebbe imparare a farne uso. Anzi, sarà (è già) una selezionatrice, e chi non si adeguerà sarà automaticamente expelled .

Insomma bisogna farsene una ragione: arrendersi, uscire allo scoperto con le braccia alzate senza opporre resistenza, assecondando la corrente, che può farsi anche impetuosa e mettere a rischio tutto, ma portarti anche lontano, molto lontano. Il pericolo c’è, ma non ci si può esimere dal correrlo.

Dimenticavo… il tizio in questione è Kevin Kelly, primo direttore della rivista Wired  ed editore negli anni ‘60 del Whole Earth Catalog , nonché “padre” del motto che Steve Jobs amava ripetere: «Siate affamati, siate folli».

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