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I vostri figli non sono figli vostri

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Martedì, 13 Luglio 2021

Chi in queste settimane non ha letto della storia dei bambini dormienti in Svezia? Ovvero, della patologia sconosciuta – soprannominata Sindrome della rassegnazione – che colpisce centinaia di bambini dagli otto ai 15 anni, costringendoli in uno stato catatonico fino ad addormentarli del tutto. Lo fanno da mesi, e sono tutti bambini immigrati. Non si tratta di un virus, bensì sarebbe la paura a ridurli in questo stato: la precarietà della vita che hanno dovuto affrontare con le loro famiglie nei loro Paesi d’origine, tra guerre, persecuzioni e miseria, e spesso anche la minaccia di espulsione dal Paese che li ha accolti. Le loro giovani vite non sembrano trovare pace, e allora non resta che addormentarsi, chiudere occhi e orecchie per non vedere e non sentire.

Per qualsiasi adulto, di qualsiasi nazionalità, estrazione e cultura, una simile notizia è una sconfitta, un affronto alla propria umanità. Così come lo è sentire che dall’inizio dell’anno sono stati 500 (ma le stime non sono mai certe) i morti annegati nel canale di Sicilia, tra coloro che hanno provato a lasciare le coste libiche per avventurarsi con barconi di (s)fortuna verso le coste italiane. Tra loro c’erano anche dei bambini. Che mondo è mai quello che non sa prendersi cura dei bambini, che nel cosiddetto Occidente civilizzato al massimo si limita a viziarli anziché ad accudirli? Un mondo che non è capace di seguirli con occhio vigile a ogni risvolto e curva della loro crescita, avendo la maturità anche di consentirgli di sbagliare, di sbucciarsi le ginocchia, affinché possano imparare dalla propria esperienza e non attraverso le parole degli adulti o i contenuti online.

Leggo l’annuncio del ministro Bianchi che nei prossimi 10 anni avremo 1,4 milioni di studenti in meno, e il ragionamento che ne è seguito è che gli insegnanti in esubero serviranno a creare classi meno numerose. Mi sono chiesta: è questo il massimo a cui riusciamo a pensare? I bambini diventeranno sempre più una rarità, mentre gli anziani saranno (saremo) sempre più una marea montante che squilibrerà i costi delle pensioni e della sanità, e riduciamo il tutto a una mera questione numerica? Un Paese in cui si è fatto, a torto o a ragione, tanta (troppa!) retorica sulla Dad, da parte di genitori il più delle volte più isterici e stressati dei loro stessi figli; lo stesso in cui da decenni si abborracciano presunte leggi di modifica della scuola, senza scalfirne l’inadeguatezza, continua a distrarsi su un tema cruciale.

Perché i bambini – così come gli anziani e i più deboli in generale – non sono solo di chi li ha generati o di chi hanno generato, bensì di tutti. Nella sua bellissima opera Il Profeta , Kahlil Gibran ammoniva poeticamente: «I vostri figli non sono figli vostri. Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi, e non vi appartengono benché viviate insieme. Potete amarli, ma non costringerli ai vostri pensieri, poiché essi hanno i loro pensieri. Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime, poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete visitare. Cercherete di imitarli, ma non potrete farli simili a voi, poiché la vita non si attarda su ieri. Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive, sono scoccate lontano. In gioia siate tesi nelle mani dell’Arciere».

Perciò, se si desidera veramente riedificare un pianeta che appare smarrito e spento, è anche dalla difesa della sacralità dell’infanzia – e di quella vecchiaia che ha pagato un prezzo altissimo sull’altare di questa pandemia – che bisogna ricominciare, altrimenti la nostra sarà l’ennesima falsa partenza.

Foto in primo piano: Photo created by freepik

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