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È tempo di ragionare sull'A.I.

Torna a Discanto
Martedì, 02 Aprile 2019

Il dibattito è già partito da tempo e, di volta in volta, si ripropone all’attenzione delle nostre coscienze come le onde del mare, le quali vanno e vengono solo all’apparenza, perché di fatto l’acqua rimane, è solo la corrente a scorrere… Mi riferisco alla discussione in atto sulla necessità di un’etica per l’Intelligenza Artificiale. E questo perché alcune delle sue caratteristiche hanno molto a che fare con quelle che contraddistinguono l’umanità. Solo che prima esse erano esclusiva delle persone, mentre oggi sono riscontrabili anche nelle macchine. Già, perché – grazie appunto all’A.I. – una macchina può apprendere, emozionarsi, dimostrare affetto e consapevolezza, quindi provare dei sentimenti. 

Ovviamente gli esperti avvertono che quando si parla di robot la questione si fa semantica, cioè che parlando di robot il significato di queste parole cambia. Sarebbero, quindi, delle mere metafore. Eppure, nei casi dei cosiddetti “robot emozionali”, la dinamica di apprendimento tiene appunto conto delle emozioni attraverso le quali reagiscono al mondo, dato che i processi biologici (la chimica del corpo così come il funzionamento del sistema nervoso) possono essere riprodotti a livello astratto mediante algoritmi. In sostanza, se i robot “frequentano” o sono “educati” da umani perbene, lo saranno a loro volta, com’è altrettanto vero il contrario. Esistono numerosi esempi in giro per il mondo in cui i robot aiutano le persone più vulnerabili a seguire meglio le cure o ad avere quella interazione/compagnia che i loro simili non sono in grado – per un motivo o per l’altro – di offrirgli. Così come aiutano altri a potenziare e moltiplicare le loro capacità naturali, facendoli arrivare là dove da soli non sarebbero riusciti. Ma potrebbe arrivare il momento in cui (e conoscendoci arriverà…) potrebbe accadere esattamente il contrario. 

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: ma fino a dove sarà opportuno spingersi? E chi stabilisce cosa sia giusto e cosa sbagliato? Possibile che nell’era hi tech latiti ancora una seria base di discussione su fino a dove ricercatori e aziende possano arrivare nella loro interpretazione di un universo – anche produttivo – animato dalle macchine? Nel mondo accademico cresce il partito dei “non tutto ciò che può essere fatto è giusto”, ma tocca a tutti – dai cittadini alla politica – dare il proprio contributo per tracciare i binari lungo muoversi.

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LA RIVISTA
Anno XIV n 4 aprile 2019
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