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Due vie, una sola speranza

Torna a Discanto
Lunedì, 09 Luglio 2018
© Getty Images

Diciamola tutta: se Matteo Salvini e Luigi Di Maio sono al governo, non è merito loro – almeno non del tutto – ma è soprattutto demerito degli avversari, e conseguenza delle circostanze. Sorvoliamo sugli avversari, che di fatto si sono auto-eliminati, tanto che scappa da sorridere quando minacciano un’opposizione senza quartiere (sic ), e concentriamoci sulle circostanze. E quali sono le circostanze che hanno condotto un oscuro docente universitario sullo scranno di premier, con due dioscuri a fargli da guardia e a suggerirgli cosa dire e cosa tacere, con uno che fa la voce grossa mentre l’altro squittisce con l’aria incredula di chi si sente baciato dalla fortuna? Le circostanze si sostanziano nel fatto che l’ambivalenza dei due vice è la rappresentazione plastica di come il nostro sia un Paese diviso, soprattutto sotto il profilo economico; e di come i due, uno specularmente del Nord, l’altro del Sud, simboleggino ormai tale frattura.

Uno propugna la flax tax per assecondare le aspettative del più ricco Settentrione, popolato da piccoli e medi imprenditori, l’altro promette il reddito di cittadinanza a un Meridione con tassi di disoccupazione da paura. Sullo sfondo un’Europa che viene, spesso non a torto, criticata ma anche furbescamente chiamata in causa: sarà essa a dover finanziare il reddito e a dover chiudere un occhio sui conti. Altrimenti...

Nel mezzo intanto c’è di tutto. C’è il divario ampio, netto e in crescita tra i redditi dei lavoratori dipendenti del Nord e quelli del Sud: l’Istat ha certificato 8 mila euro di differenza. Se poi il dipendente in questione è “una” dipendente la disparità si amplia a dismisura. C’è un’assistenza sanitaria pubblica che funziona meglio (e costa meno) al Nord rispetto al Sud. C’è un sistema fiscale basato su un principio solidaristico che di fatto fa finanziare dal Nord molte scellerate scelte prese dai politici locali del Sud, spesso con il beneplacito di quegli stessi elettori che votando i due dioscuri hanno espresso una legittima istanza di cambiamento. Come dire, si vuole cambiare ma è meglio che per primi siano gli altri a farlo… Intanto, nessuno fa cenno a come tentare di lenire il disastro economico e generazionale della “Terronia”, e come far uscire dall’impasse le imprese della Padania. Le soluzioni sono di là da venire. Intanto, non ci resta – come scriveva Emily Dickinson – che tenere aperta la porta, non sapendo quando l’alba arriverà.

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LA RIVISTA
Anno XIII n 9 settembre 2018
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