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Disertiamo i Mondiali!

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Mercoledì, 07 Aprile 2021
© Getty Images

Se fossi Mbappé, Ronaldo o Messi non parteciperei ai prossimi Mondiali di Calcio in Qatar. In un mondo normale, veramente attento al rispetto della sostenibilità umana (non solo ambientale) delle nostre economie, in un mondo giusto, le squadre di calcio dei Paesi che si considerano civili, dovrebbero rifiutarsi di partecipare a un Mondiale costato la vita – secondo un’inchiesta dell’inglese The Guardian ad almeno 6.750 persone.

Lavoratori resi schiavi (perché a loro sarebbero stati sequestrati anche i passaporti) provenienti da India, Pakistan, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka, morti cadendo dalle impalcature, di fatica, a causa di condizioni di lavoro inaccettabili e poi costretti a vivere in baracche. Il tutto per costruire gli impianti in cui si giocherà, le strade, gli aeroporti… Le cifre ufficiali parlano di “appena” 67 caduti, ma la conta dei Paesi in cui i lavoratori sono rientrati dal Qatar in una bara, dice ben altro. Anzi, quei 6.750 nomi e volti sarebbero molti di più se si considera che Paesi come Kenya e Filippine, da cui sono partite altre migliaia di lavoratori per la costruzione delle infrastrutture del Mondiale, non forniscono dati ufficiali su chi sia rientrato e chi no. E nessuno che faccia un plissé, la Fifa non batte un colpo, si aspetta che l’indifferenza silenzi l’indegnità di quei numeri: almeno 6.750 persone sarebbero decedute per consentire a dei milionari in calzoncini di giocare su dei campi di calcio costruiti là dove un tempo c’era il deserto, e permettere ad altri miliardari arricchitisi con il petrolio di avere il loro momento di gloria internazionale. E tutto questo accade mentre il mondo – in virtù di una pandemia che ha minato la nostra convinzione di immortalità – ripete come una cantilena che nulla sarà più come prima.

So bene che sulla spinta dei Mondiali puntano aziende per promuovere le loro attività, il che si traduce in lavoro per i loro dipendenti e salari per le loro famiglie, quanto mai preziosi in un periodo devastante come quello attuale. Ma mi chiedo, e vi chiedo, se non iniziamo adesso allora quando? Se non iniziamo ora con un gesto eclatante e significativo, per fare capire che la dignità dei lavoratori è sacra in qualunque posto del mondo essi si trovino, quando lo faremo? So bene che ormai molte aziende impongono ferree certificazioni che comprovino i corretti processi di lavorazione dei prodotti realizzati in questi Paesi. Ma le singole aziende da sole non possono fare tutto, serve un collante. Che è politico, ma è anche culturale e sociale. E non partecipare ai Mondiali del Qatar a dicembre 2022 sarebbe un gesto simbolico, un bel modo di manifestare il rispetto dovuto ma negato a quegli oltre 6.750 uomini morti e alle loro famiglie. Per questo, se fossi Mbappé, Ronaldo o Messi non parteciperei ai prossimi Mondiali. Ma, purtroppo, non lo sono…

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Anno XVI n 11 novembre 2021
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