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Crescere, crescere, e ancora crescere

Torna a Discanto
Martedì, 05 Luglio 2016

In questa fase della parabola economica del nostro Paese, ci si interroga con sempre maggiore insistenza su come far diventare grandi le pmi. In verità qualcosa è stato fatto, vedi l’abolizione dell’Irap sul costo del lavoro, il credito d’imposta sulle assunzioni, il Jobs Act, il maxi ammortamento sugli investimenti, il taglio dell’Ires che scatterà nel 2017, mentre si è in attesa di un nuovo decreto sulla competitività con misure studiate per il finanziamento di questa tipologia di imprese, che potrebbero beneficiare anche degli annunciati sgravi fiscali per le famiglie che volessero investire nel capitale di rischio delle aziende, nonché del miliardo di euro messo a disposizione da Cassa depositi e prestiti per accrescerne il volume di crediti.

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Il problema

non è tanto

che non nascano

abbastanza imprese,

quanto che

ne muoiano troppe

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È come se ci si fosse resi conto che non dal pubblico impiego né tantomeno dalle (poche) grandi aziende tricolori potrà arrivare la chiave di volta per superare l’impasse occupazionale che grava come una cappa sull’Italia. È come se si realizzasse per la prima volta che se la nostra economia vuole invertire la rotta, deve prioritariamente far diventare grandi le tante piccole realtà che ne compongono la spina dorsale, creando un habitat favorevole; tutto il contrario di quanto è accaduto fino a oggi, in cui la mortalità delle pmi è stata tra le più elevate d’Europa. Già, perché da noi il problema non è tanto che non ne nascano abbastanza, quanto che ne muoiano troppe: il 50% non arriva al quarto anno di vita. Di fatto, così facendo, si spreca un’enorme mole di risorse ed energie che potrebbero essere meglio impiegate se solo si intervenisse a monte, supportandole attraverso l’offerta di maggiori conoscenze in termini di formazione e know how, in particolare sul fronte finanziario anche per incoraggiare le migliori e dissuadere chi ha progetti e idee non sufficientemente concreti.
Il tutto viene ingigantito dal fatto che nell’era dell’economia digitale, in cui i confini commerciali non esistono, chi pensa a un prodotto, chi innova e intende vendere deve entrare nell’ottica di avere come bacino il mondo intero, con un livello di competizione neanche immaginabile fino a 15 anni fa. Oggi, se si è troppo piccoli, il mondo oltre a spaventare può soffocarti nella culla. Certo non ha aiutato, e non aiuta, l’opacità del nostro sistema bancario che si è spesso dimostrato non adeguatamente preparato ad affrontare la complessità che si andava profilando, utilizzando parametri obsoleti per valutare situazioni completamente inedite. Ciò per dire che ha ragione chi sostiene che la gara che si sta giocando sul fronte pmi riguarda l’intero sistema, in cui è in bilico l’identità stessa della nostra economia. Per questo, creare intorno a esse un’adeguata rete di salvaguardia diventa essenziale, così come è fondamentale per chi imprende pensare che fare un buon prodotto ormai non sia più sufficiente: bisogna innovarlo in continuazione e creargli intorno una piattaforma in grado di portarlo nei contesti in cui può essere meglio apprezzato. Ecco perché bisogna insistere nel creare intorno alle pmi un’adeguata catena del valore capace di farle crescere e diventare adulte definitivamente.

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LA RIVISTA
Anno XII n 12 dicembre 2017
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