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Cosa insegna Perfetti sconosciuti

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Martedì, 10 Settembre 2019
Perfetti sconosciuti

La notizia non è stata delle più deflagranti, ma sicuramente ha sorpreso i più. Una commedia italiana, Perfetti sconosciuti  scritta e diretta da Paolo Genovese, è entrata nel Guinness World Record per essere il film con il maggior numero di remake. Infatti, la pellicola campione di incassi al box office tricolore nel 2016 (oltre 17 milioni di euro) conta già dieci trasposizioni distribuite nei cinema di vari Paesi: ce n’è una greca, una spagnola, e poi turca, indiana, francese. Altre otto sarebbero già in cantiere, comprese una messicana e un’altra a Stelle e strisce con protagonista Charlize Theron. Si tratta, diciamoci la verità, di un primato che suona quanto meno curioso in un momento in cui il nostro cinema langue al botteghino (i dati Siae 2018 parlano di 8 milioni di biglietti e 40 milioni di euro d’incassi in meno e nessun film italiano tra i primi dieci), ma è anche il sintomo e il segnale che nell’arte come nel business a fare la differenza sia l’imponderabile, il guizzo creativo e il piacere di fare le cose bene. Magari divertendosi un po’. 

Tra le ragioni del successo, Genovese ha indicato che la sua storia di coppie in crisi e smarrite al tempo dello smartphone selvaggio ha «saputo intercettare un fenomeno sociale in cui tutti si sono identificati». Ma c’è di più e di meglio: un buon progetto (la sceneggiatura), un’ottima esecuzione (regia e cast) uniti a una sapiente tempistica (l’uscita al box office coincide con il crescendo di delirio mobile e social) hanno creato un contesto unico. Una particolare alchimia che non vale solo per un prodotto cinematografico, bensì per qualsiasi prodotto commerciale: un’idea semplice ma al contempo nuova, originale ma elaborata con criterio, e un costrutto che non costringe l’utente a sforzi per comprenderne funzionamenti e meccanismi. A quanti prodotti tecnologici e non solo, oggetti di uso comune o novità assolute potrebbero (anzi dovrebbero) essere applicati i medesimi parametri per poter funzionare sul mercato? Qualcuno obietterà, «una scarpa, un vestito, un servizio, un auto non solo un film, non sono arte». Ne siete sicuri? Perché sono sempre di più e sempre più convinti gli esperti che suggeriscono a scienziati, imprenditori e inventori di farsi venire idee nuove includendo appunto l’arte nel proprio bagaglio di conoscenze. Basta crederci

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LA RIVISTA
Anno XIV n 9 settembre 2019
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