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Buoni manager o buoni imprenditori si nasce o si diventa?

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Martedì, 10 Aprile 2018
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Manager si nasce o si diventa? Si diventa. E imprenditori, si nasce o si diventa? Anche, rispondono molti. No, si nasce, sostengono con convinzione altri. È il resoconto di tutte le volte che mi sono trovata a fare questa domanda – banale, anzi banalissima, lo ammetto e me ne scuso con i diretti interessati – a manager e imprenditori che ho incontrato nella mia vita professionale e personale.

Com’è naturale che sia, non esiste un punto di vista univoco: ognuno la pensa a suo modo, adducendo le ragioni più varie. E, quasi tutte, diametralmente opposte e ugualmente convincenti. Nulla di fatto, quindi, e palla al centro. Tuttavia, se si aggiusta una sfumatura della domanda, anche la risposta cambia. Buoni manager o buoni imprenditori si nasce o si diventa? Questo perché, dopo un lieve moto di sorpresa e una riflessione che dura un lampo, la maggior parte delle volte la risposta è: si nasce e si diventa. Quindi, c’è qualcosa di innato e una parte di acquisito. Bisogna arrivare al mondo con delle qualità naturali, doti che nessuno sa da dove provengano, neanche dai genitori visto che i figli spesso non le condividono (quindi, non si tratta di una questione genetica); qualità che, fin dalla più tenera età, vengono affinate nelle interazioni con gli altri e le cose, e poi attraverso gli studi scolastici e (soprattutto) extra scolastici, gli incontri voluti e (soprattutto) quelli dettati da quel caso che quasi mai è casuale.

Quindi, se non si nasce con determinate caratteristiche e non si ha la fortuna di poterle allenare e valorizzare, si può certo diventare un manager efficiente e un ricco imprenditore, ma né all’uno né all’altro, nel Terzo millennio si potrà attribuire la qualità di buono. Un aggettivo abusato e banalizzato dall’uso massiccio che se ne fa a sproposito, tanto che il buonismo oggi è inteso come un’espressione negativa, al pari di un insulto, per chi lo pratica. E, in effetti, volersi mostrare al mondo come buoni è un gesto tipico del manierismo moderno in cui l’apparire è più importante dell’essere. Ma essendo quest’ultima dimensione connaturata all’agire, ovvero al fare che è tipico del mestiere dell’imprenditore e anche del manager, entrambe sono delle professioni in cui è difficile equivocare tra chi la fa seguendo un buon agire e chi la fa fregandosene di quel che ne consegue, avendo come unico punto di riferimento i numeri.

In un’epoca in cui i politici stentano a governare, i filosofi hanno perso peso, gli economisti falliscono ogni previsione e azione, un buon imprenditore e un buon manager possono essere molto più rilevanti di un qualsiasi politico, possono fare la differenza in modo perdurante nel tempo, possono arrivare lì dove la scuola (se non è anch’essa buona) non arriva. Ma occorre che siano tanti, e ce ne sono molti, ma ancora non abbastanza. Servono sempre più figure che sappiano ispirare amore e disciplina verso il lavoro e la creatività. Servono sempre più manager e imprenditori che, oltre alla mente, sappiano farsi ispirare anche dal cuore.

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Anno XIII n 4 aprile 2018
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