Lavoro: l’80% delle aziende punta sulla diversity nella ricerca di talenti

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Il mondo del recruiting è in pieno fermento. Negli ultimissimi anni stanno cambiando non solamente le procedure di ricerca dei candidati, l’iter di programmazione dei colloqui e i modelli di valutazione, ma anche i criteri utilizzati per la selezione del personale. La conferma arriva dall’ultima edizione del Global Recruiting Trends, realizzato da LinkedIn attraverso interviste mirate a oltre 9 mila professionisti delle risorse umane in tutto il mondo. Secondo i dati raccolti dal social network professionale più grande a livello globale, oggi nel processo di ricerca di nuovi talenti è diventata prioritaria la “diversity inclusion”. Il 78% delle imprese, infatti, considera la diversità – che sia di genere, etnia, istruzione o di altro tipo - un fattore chiave per migliorare la propria cultura aziendale, mentre il 62% per aumentare le proprie performance finanziarie. Per quali ragioni? Perché i “diverse team” sono ritenuti più produttivi, innovativi e creativi rispetto agli altri. Eppure, non tutte le compagnie riescono ad avere un personale eterogeneo, spesso perché i responsabili delle relazioni umane non trovano candidati adatti in sede di colloquio (difficoltà riscontrata nel 38% del campione).

LinkedIn: il futuro sarà nei dati e nell’Intelligenza Artificiale

Grandi novità in vista anche sul fronte dei colloqui. Quelli tradizionali, infatti, non sembrano più in grado di rispondere alle esigenze di oggi. Innanzitutto perché non permettono di individuare appieno le soft skill dei candidati (problema lamentato dal 63% degli intervistati), in secondo luogo perché non portano alla luce le criticità che i candidati possono dimostrare all’interno dell’ambiente lavorativo (a dirlo, il 57% delle aziende partecipanti all’indagine). Ecco perché in futuro, probabilmente, si punterà maggiormente sui dati e numeri che, grazie ai nuovi strumenti di intelligenza artificiale, stanno diventando fonti preziosissime di informazioni: nei prossimi anni sapranno svelare molto di più di un incontro one to one. E, infatti, già ora, il 69% dei recruiter crede che usare i dati possa dare più visibilità al proprio lavoro e migliorare quindi le proprie opportunità di carriera.

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