In aumento imprese che spediscono i lavoratori in filiali straniere

Fra le imprese europee, continua ad aumentare il numero di distacchi temporanei, ossia di lavoratori inviati a prestare servizio in una filiale localizzata in un altro Paese dell’Unione. Secondo una ricerca dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ha studiato il fenomeno in nove Stati europei, tra cui l’Italia, il dumping sociale, cioè la pratica di alcune imprese (soprattutto multinazionali) di localizzare la propria attività in aree diverse da quella di origine sta conoscendo un vero e proprio boom. Basti pensare che dal 2011, i dipendenti costretti a emigrare, seppur per un periodo di tempo limitato, sono aumentati del 50%, toccando quota 2,3 milioni nel 2016. Per quali ragioni? Perché, nonostante le norme europee prevedano che ai lavoratori distaccati vengano riconosciuti gli stessi diritti del Paese nel quale ha sede l’azienda, i livelli di protezione dei dipendenti e le tasse divergono da caso a caso. Ancora oggi, insomma, ci sono Stati, specie dell’Est Europa, dove la manodopera ha un costo più basso e la tassazione è più favorevole.

Le imprese con il maggior numero di distacchi temporanei

Quali sono i settori in cui i distacchi temporanei sono più numerosi? Sicuramente le costruzioni, che rappresentano il 45% del totale. Seguono l’industria (24%) e i servizi (29%). I Paesi che inviano il maggior numero di lavoratori all’estero sono quelli dell’Europa dell’est e, negli ultimi anni, quelli dell’Europa del sud. Al contrario, i Paesi che occupano il maggior numero di lavoratori distaccati sono concentrati nell’Europa centro-settentrionale.