Unicredit sarebbe pronta a tagliare oltre 10 mila posti di lavoro, cioè il 7% delle proprie risorse umane. L'indiscrezione, riportata dall'agenzia Bloomberg, non è stata smentita dai vertici della banca che entro fine anno dovranno aggiornare il piano strategico. «Non è il momento di parlare perché noi stessi non abbiamo ancora numeri concreti», le parole dell’a.d. Federico Ghizzoni. I tagli maggiori dovrebbero riguardare però le sedi in Germania e Austria (circa il 70%). Nel computo sono già calcolati i 2.700 esuberi decisi in Italia in passato, ma nel nostro Paese dovrebbe comunque essere allungato il periodo di uscite volontarie che dovrebbe essere esteso fino al 2019 nella speranza di aggiungere altre 450 uscite.

Alla base dell'aggiornamento ci sarebbe la volontà di aumentare l'efficienza dell'istituto in un periodo di tassi bassi e forte digitalizzazione, mentre si cerca di trasformare in quest'ottima i vecchi cassieri in consulenti online. Con la vigilanza unica della Bce, inoltre, i modelli di rischio si unificheranno permettendo di concentrare maggiormente le funzioni. Tra i primi ruoli a sparire, c'è stata la posizione del d.g. dopo l'uscita di Roberto Nicastro.

D'altra parte, Unicredit può allontanare forse definitivamente le voci su un aumento di capitale: «Rispondo con i numeri che abbiamo fatto vedere al 30 giungo: il capitale è salito di circa 100 punti in un anno o poco più e quindi siamo in grado di generare organicamente capitale», sottolinea l'a.d. «noi avevamo un piano per arrivare al 10% di Core Tier 1 al 2016. Siamo in anticipo di circa 2 anni al 10,40%. Il gruppo è in grado di generare capitale organicamente, va avanti in questa direzione».