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Un terzo degli italiani è in difficoltà sul lavoro. Cioè 13 milioni di persone nel corso dello scorso anno ha conosciuto «forme di sofferenza e insicurezza occupazionale».

Il dato più triste tra quelli raccontati dal Servizio Politiche Territoriali e del Lavoro della Uil nel rapporto No Pil? No Job è tuttavia l’aumento di questi dati addirittura del 42,6% rispetto al 2008.

Sono dunque 3,9 milioni gli italiani che negli ultimi cinque anni si sono ritrovati con un lavoro instabile, hanno subito una riduzione di orario, che sono alla ricerca di un posto di lavoro, che sono stati sospesi dal lavoro o hanno perso il posto a causa della crisi.

Nello specifico, 4,2 milioni di persone hanno usufruito degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, mobilità, Aspi e mini Aspi), con un aumento del 57; 3,1 milioni di persone sono alla ricerca attiva di un posto di lavoro; 1,8 milioni sono le persone che, rassegnate, un lavoro neanche lo cercano. È aumentato, inoltre, il ricorso al part-time involontario (70,1% in più).

E sono un milione i contratti di lavoro non subordinato che in realtà nasconde rapporti di lavoro dipendente. A questi andrebbero aggiunti ulteriori 400 mila persone che, pur con partita Iva, svolgono lavoro subordinato. Dal 2008, infine, è sparito 1 milione di posti di lavoro.