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Costruire un’esperienza di lavoro positiva è determinante per il successo di un’azienda. Migliora l’employer branding – ovvero la reputazione come datore di lavoro –, quindi la possibilità di attrarre talenti, e la produttività dei dipendenti. Ed è in quest’ottica che otto imprese su dieci (82%) ha dedicato un budget alle tecnologie che creano un’esperienza positiva per i talenti sul posto di lavoro e il 51% sta aumentando questi investimenti. Certo, non mancano realtà ancora legate alle timbrature del cartellino dei dipendenti, ma concetti come flessibilità e smart working diventano sempre più familiari nelle Risore umane, con il 76% dei responsabili Hr che dichiara che ogni ruolo può essere ricoperto da un dipendente, un lavoratore a tempo o un freelance e che la mansione può essere svolta in qualunque luogo, in ufficio come da remoto. 

Sono alcuni dei risultati che emergono dal Talent Trends Report 2018 di Randstad Sourceright, sondaggio condotto su 800 C-suite (il top management di un’azienda) e responsabili Hr e delle strategie per l’acquisizione dei talenti di 17 Paesi. L’indagine rileva le tendenze più importanti che riguardano lo sviluppo e l’acquisizione del talento nelle organizzazioni, le sfide da affrontare e le soluzioni adottate per fronteggiare il problema della scarsità di talento. 

Tecnologia: la chiave per migliorare l’azienda

L’uso delle nuove tecnologie nelle risorse umane si sta diffondendo e ormai gioca un ruolo di primo piano nelle strategie per l’acquisizione dei talenti. Nonostante ci sia ancora una quota consistente di C-suite e talent leader (51%) ostili ad alcune tecnologie, come il recruiting online, perché ritiene che eliminino il lato umano della selezione del personale, la grande maggioranza (87%) dei business leader afferma che la tecnologia sta rafforzando la capacità di attrarre, coinvolgere e trattenere i talenti. Secondo il 65% del campione intervistato, le tecnologie già in uso nei processi Hr hanno trasformato o hanno avuto un impatto positivo sul business e oltre due terzi dichiarano che la tecnologia ha reso il recruiting più semplice ed efficiente (68%) o che li sta aiutando a prendere decisioni migliori nella selezione del personale (70%). Gli HR manager mostrano una visione positiva anche sulle tecnologie più innovative e considerate più a rischio di impatto negativo sull’occupazione: l’81% ritiene che la presenza di tecnologie come la robotica, l’automazione e il machine learning, sul posto di lavoro avrà un’influenza positiva nei prossimi 3-5 anni, e l’11% sta già pianificando un’applicazione più estesa di queste tecnologie. 

Analytics fondamentali nella ricerca di talenti

La tecnologia che in questo momento sta risvegliando maggiormente l’interesse dei manager sono gli Analytics: secondo il 76%, i Talent Analytics, che raccolgono informazioni su candidati e dipendenti come il gap di competenze e di stipendi e la diversity, giocano un ruolo essenziale quando si tratta di reperire, attrarre, coinvolgere e trattenere le figure più qualificate in azienda e sul mercato. 

Prospettive positive dalle aziende

La ricerca ha elaborato un indice dello stato di salute delle imprese nei 17 paesi analizzati – il Business Health Index – da cui è emerso un costante ottimismo da parte delle imprese per i risultati attesi nei prossimi dodici mesi. Il 70% delle aziende prevede una crescita nel 2018, in aumento di sei punti rispetto alla scorsa rilevazione (64%), il 94% dei top manager afferma che le imprese che guidano hanno raggiunto o superato gli obiettivi di crescita del 2017 e il 25% conta di superare anche gli obiettivi fissati nel 2018. Positivi anche i numeri delle assunzioni: il 63% delle aziende dichiara molte assunzioni nel 2017, un numero più alto rispetto alle cifre registrate nei due anni precedenti, mentre le imprese che prevedono grandi piani di assunzione nel 2018 sono il 59%.