L’avvocato Giulia Bongiorno © Getty Images

L’avvocato Giulia Bongiorno

Nel nostro Paese, quanto è stato fatto e quanto resta da fare, sul fronte legislativo, in materia di stalking sul lavoro?
La figura di reato di “atti persecutori”, introdotta con la legge del 2009, è stata strutturata per perseguire qualsiasi forma di molestia, ovunque si realizzi. Ma non basta creare i reati e punirli, è importante anche cercare di prevenirli. Dato che molte forme di aggressione e persecuzione derivano da discriminazione, si dovrebbe cominciare affrontando nelle scuole i temi della parità e dell’uguaglianza.

Rispetto al resto d’Europa, giudica l’Italia indietro o a un buon livello, in campo normativo, per combattere questo reato?
L’Italia è arrivata dopo altri Stati, come Regno Unito e Germania, ma i risultati sono più che soddisfacenti.

Come ci si deve comportare di fronte a episodi di stalking da parte di colleghi e/o capi, situazioni che sovente possono sfociare in atti di mobbing?
Il consiglio è lo stesso che diamo in fondazione: denunciare. Senza paura. A volte, quando lo stalking avviene sul lavoro ci sono più resistenze, perché si teme di perdere il posto. Certo, è un rischio che non si può escludere, ma bisogna avere fiducia: credo che prendere atto del problema e, dopo gli accertamenti, cercare di risolverlo in maniera equa rientri tra le responsabilità di un’azienda.

A proposito di cyberstalking e diffamazione on line, anche per quanto riguarda l’aspetto professionale: azioni di questo tipo si possono adeguatamente e tempestivamente contrastare?
Così come è concepita, la norma offre – almeno da un punto di vista formale – la possibilità di perseguire i comportamenti antigiuridici più disparati. Quando si parla di stalking tramite blog o social network, può esserci l’ulteriore ostacolo di individuare l’autore delle condotte, che magari si nasconde dietro un profilo sconosciuto alla persona offesa; ma per la polizia postale, non dimentichiamolo, non esistono segreti!

Quanti casi di stalking sul lavoro sono stati denunciati a Doppia Difesa dal 2007, anno della sua nascita?
Senza dubbio, da quando esiste il reato di atti persecutori le segnalazioni sono aumentate in modo esponenziale. Credo che il fenomeno sia sempre esistito, ma di sicuro la nuova norma ha incoraggiato le vittime a parlarne.

A parte le violenze domestiche, le segnalazioni di ambito lavorativo provengono più dalle grandi città e dai grossi contesti aziendali o anche dalle piccole e medie imprese della provincia?
Anche lo stalking sul lavoro è “trasversale”: avviene in ogni contesto, grande o piccolo, cittadino o di provincia, al Nord come al Sud.

È possibile tracciare una sorta di “profilo tipo” dello stalker in ufficio?
Normalmente, in azienda è il capo che usa il proprio potere per perseguitare.

Che tipo di sostegno offre Doppia Difesa alle vittime di stalking sul lavoro?
Innanzitutto, un servizio di consulenza legale. Oggi la gente sa che esiste una forma di tutela, ma chi si rivolge a noi deve innanzitutto capire se quello che subisce è davvero stalking. Inoltre, informiamo le vittime di stalking che, ove non vogliano presentare querela, possono comunque ottenere tutela in sede amministrativa con la richiesta di ammonimento. Se invece il procedimento penale è già avviato, offriamo il patrocinio per costituirsi parte civile nel processo.

Di recente, ha dichiarato di essere vittima dello stesso stalker di Michelle Hunziker. Le era già capitato di essere molestata o minacciata?
Chi fa il penalista mette in conto che possa succedere. Per esempio, sono stata minacciata dopo l’assoluzione di Raffaele Sollecito, alla fine di un processo che aveva suscitato reazioni molto forti nell’opinione pubblica. Ma mi succede anche quando – per mancanza di tempo o per mia scelta – devo rifiutare alcuni mandati.

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